Appropriazione indebita ed evasione fiscale: queste le due accuse per cui è indagata Diana Bracco, presidente di Expo 2015 Spa, l’azienda di proprietà pubblica creata nel 2008 per occuparsi della realizzazione e della gestione del grande evento internazionale che si sta svolgendo a Milano. Si tratta dell’ultimo degli scandali che recentemente hanno investito l’Esposizione che ha come tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

All’ex presidente di Assolombardia e Federchimica è stata notificata la chiusura delle indagini che la riguardano in quanto presidente del consiglio d’amministrazione della Bracco Spa, per la quale la Guardia di Finanza ha provveduto al sequestro di circa 1 milione di euro. Alla base delle investigazioni, portate avanti dal procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, c’è l’ipotesi di emissioni di fatture false per oltre 3 milioni di euro.

Finite poi nelle dichiarazioni fiscali degli anni tra il 2008 e il 2013, le fatture veniva presentate dalle società del gruppo come “esecuzioni di forniture o di prestazioni rese presso locali in uso alle medesime società ma effettivamente realizzate presso immobili e barche di proprietà” della stessa Bracco e del defunto marito Roberto De Silva.

Insieme alla presidente di Expo 2015 Spa sono indagati anche Pietro Mascherpa, presidente del consiglio d’amministrazione di Bracco Real Estate e i due architetti Marco Pollastri e Simona Calcinaghi dello studio Archilabo. Il sequestro operato dalla Guardia di Finanza corrisponde all’importo dell’imposta evase in merito alle fatture presentate. Già lo scorso 21 maggio erano stati depositati in procura i verbali del caso.

Alla Bracco viene poi contestata anche un’appropriazione indebita di 3,6 milioni di euro, provenienti dalle sue società ma utilizzati per lavori di ristrutturazione di immobili di proprietà.

In vece dell’accusata risponde l’avvocato Giuseppe Bana che si occupa della difesa: “Non c’è stata alcuna frode fiscale: si tratta di contestazioni riguardanti l’inerenza all’attività d’impresa di fatture, situazione non rilevante sotto il profilo penale. Abbiamo già definito con l’Agenzia delle entrate attraverso il ravvedimento operoso. Siamo solo al termine delle indagini preliminari e non è stata ancora formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio“.