Sul caso Expo 2015 a Milano è nato un bello scontro ieri fra il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, che ha lanciato l’allarme sui ritardi per l’esposizione universale, e il premier Matteo Renzi dalla Cina.

Secondo il governatore , infatti, (qui nel dettaglio la sua dichiarazione) si rischia di non completare le opere di Expo per l’inaugurazione del primo maggio 2015. Dopo l’inchiesta della Procura di Milano sugli appalti per la manifestazione, chiede al governo di approvare il decreto su Expo, che affida poteri di controllo al presidente dell’authorità nazionale anticorruzione anticorruzione Raffaele Cantone. La mossa dell’esecutivo Renzi era attesa per la settimana scorsa in Consiglio dei Ministri, ma è slittata.

Dopo poche ora è arrivata la risposta stizzita di Matteo Renzi: “Piuttosto che sollevare polemiche sterili, Maroni rifletta sulla responsabilità della Lombardia” poi ha assicurato che, “nessuno intende fare una brutta figura internazionale. L’Expo di Milano deve essere l’occasione per l’Italia di raccontare se stessa, l’Italia è più grande delle cose negative che vengono dette. Dobbiamo usare l’Esposizione per scrivere una pagina nuova del racconto del Made in Italy. È una gigantesca opportunità per tutti”, ha detto il premier in Cina per un viaggio istituzionale e ringraziando Pechino per gli investimenti in Expo ha aggiunto: “Un investimento deciso perché sanno bene che cosa significa poter ospitare un’Expo e lo sanno molto meglio di molti nostri professionisti del pessimismo”.

Anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha voluto dire la sua e ha risposto a muso duro al governatore Maroni: “Credo che Maroni debba star tranquillo, magari se si fosse agitato prima forse più occhi avrebbero potuto evitare di mandare Cantone dopo”, assicurando comunque che “il governo darà i poteri a Cantone”, come annunciato dal premier nelle scorse settimane, all’indomani dei primi arresti di Expo 2015.

“Non possiamo essere il Paese che realizza il ‘grandioso’ risultato di consegnare opere incompiute o connotate dalla corruzione”, ha fatto sapere il ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Un appello anche dal vicepresidente del Csm Michele Vietti“sarebbe bene passare dalle parole ai fatti”.