È ancora in forse la messa in scena della Turandot, il primo maggio, giorno della festa dei lavoratori, come spettacolo inaugurale della stagione speciale per Expo 2015.

Ancora non è certo, infatti, il numero di lavoratori che darà disponibilità a lavorare (anche a fronte di un compenso superiore fino al 140%, a seconda dei ruoli). Se qualcuno degli operatori chiave – soprattutto tecnici ed operai del palcoscenico – non darà il suo ok, lo spettacolo non potrà andare in scena, con conseguente figuraccia mondiale, dato che l’apertura della Scala è stata pensata dalla società Expo come una delle principali iniziative del primo maggio, cui dovrebbero prendere parte anche diverse autorità straniere. E proprio qui sta in quiproquò, poiché l’ex sovrintendente, Stéphane Lissner, avrebbe annunciato la rappresentazione senza previa consultazione con i lavoratori, che protestano oggi considerando “inalienabile” il diritto di festeggiare la Giornata dei Lavoratori.

Un grave errore strategico, cui ha cercato di porre rimedio il suo successore, Alexander Pereira, inviando una lettera a tutti i lavoratori del Piermarini per chiedere la disponibilità a lavorare per la prima della Turandot; consenso da comunicare, con tanto di firma, entro e non oltre il 31 gennaio.

Un tentativo di stemperare i malumori, che però non è servito a placare le tensioni tra i lavoratori del teatro alla Scala di Milano e i vertici della sovrintendenza. Tutto è pronto per Expo 2015, compreso l’imponente circuito di eventi ad esso correlati, tra cui dovrebbe rientrare la tanto discussa rappresentazione della “Turandot” di Riccardo Chailly, evento di apertura della manifestazione, eppure le decine di tecnici che muovono la monumentale macchina da scena non hanno ancora dato una risposta definitiva.

Nessuno per il momento è in grado di fare previsioni, né la Scala, né i delegati sindacali. A favore di una soluzione di compromesso, che consenta l’esecuzione dello spettacolo, si schiera tuttavia anche lo stesso segretario generale di Slc Cgil Milano, Paolo Puglisi: “Sarebbe un grave errore non consentire l’apertura del sipario il primo maggio. E’ un danno per i lavoratori del mondo della cultura. Data l’eccezionalità dell’evento, abbiamo invitato tutti i lavoratori della Scala a lavorare, a partire dai nostri delegati e iscritti“. Il sindacato ha infatti proposto di dedicare la rappresentazione ai morti sul lavoro, “al fine di valorizzare la festa del Primo Maggio”.

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