Con il termine fabbriceria (dal latino fabrica) si indica un ente (costituito di ecclesiastici e laici) adibito alla gestione della parte del patrimonio di una chiesa destinata alla manutenzione dell’ edificio e all’ esercizio del culto. Più nello specifico, la fabbriceria può essere organizzate in differenti modi a seconda dell’ importanza dell’ edifico di cui si occupa: nel caso di cattedrali o edifici di particolare interesse storico, essa sarà formata da 7 membri, 2 nominati dal Vescovo e 5 dal Ministero dell’ Interno; in tutti gli altri casi, la fabbriceria è invece composta da 5 membri, fra cui il parroco della chiesa e quattro membri nominati dal Prefetto competente. A differenza di quanto accade oggi, nella Chiesa antica l’ intero patrimonio ecclesiastico era raccolto nelle mani dei vescovi, le cui rendite erano divise in quattro parti: una destinata al mantenimento del vescovo stesso, una al mantenimento del clero della diocesi, una da devolvere ai poveri ed una quarta parte, la cosiddetta portio fabricae, destinata alla fabbrica della chiesa e a sua volta suddivisa in sacra tecta, destinata ai costi di manutenzione degli edifici sacri e luminaria ecclesiae, destinata a coprire le spese per i ceri e altre spese relative al culto. La Chiesa ha quindi disciplinato l’ istituzione delle fabbricerie durante il concilio di Trento e queste sono oggi regolate da particolari statuti, oppure da una legge generale dello stato.