Con il sostantivo maschile francese fabliau (o fabliaux, dal latino ‘fabula’ = favola, storia) si definisce un particolare tipo componimento narrativo in versi, a carattere realistico e satirico. Nato verso la fine del XII secolo, l’ omonimo genere vive il suo periodo di massima fioritura durante il Medioevo letterario francese. Di estensione limitata (tra i 100 e i 600 versi, divisi distici di ottosillabi a rima baciata) tali novelle rientrano a pieno titolo nella letteratura d’ evasione e hanno come soggetto prediletto storielle comiche, tratte dalla vita quotidiana e dalle sfumature spesso immorali, atte a far ridere il pubblico borghese. I temi più trattati nei fabliau sono la sessualità, gli inganni e le disavventure, mentre i protagonisti sono per lo più gli stessi borghesi o i villani. A noi sono giunti circa 160 componimenti, prodotti fra il 1159 e il 1340, tra cui “Le prêtre qui eu une mère malgré lui”, “Les trois aveugles de Compiègne”, “Le Vilain Mire”, “Les trois aveugles de Compiègne”, “La Demoiselle qui ne pouvait pas entendre parler de foutre” e “L’ auberée”. Sebbene si tratti di testi dal carattere popolare, in genere brevi e in gran parte anonimi, i fabliau troveranno numerosi richiami nell’ opera di Molière, nonché nel Decameron di Boccaccio.