Il 2013 ha avuto uno strano inizio.  Almeno per quanto mi riguarda. Un capodanno all’insegna di una materna-birra, ovvero una birra con la mamma e in branda a mezzanotte e un minuto. Tornata a casa la routine ha faticato a ripartire. Piccole decisioni, buoni propositi, paure del vecchio anno che si ripresentano. “Bambola ci siamo prese una piccola vacanza, speriamo di non esserti mancate” gufano le ansie. Tu ti arrendi a prescindere, le conosci troppo bene e non hai mai voluto discuterci le fai accomodare in casa tua, e tanto per farti prendere per il culo gli offri anche della “pace-mentale-in-salmì” manco fosse pane e Nutella.

Quotidianità che riparte a stento, tu che, in realtà, non la vuoi far ripartire, le elezioni alle porte, grandi vecchi che si affannano a farti promesse che sanno di Cazzuola (tipico piatto di quel dell’alta brianza). Guardi questi grandi anziani in televisione, fai due conti, e ti fai presente che hanno proprio l’età di tua nonna. La stessa che non sa usare un computer, che è diventata abile con gli sms, che guarda indietro con rammarico. Chissà se questi grandi leader politici, questi uomini di mondo consumati,  sanno usare un pc o hanno semplicemente un assistente che si occupa di tutto ciò che è multimediale. Chissà  se giocano con l’iPhone, se s’interessano di nuove tecnologie, di applicazioni per smartphone e se magari “smanacciano” Hungry Birds.

Me lo vedo il Monti, in attesa dal dentista che twitta con qualche ex allievo dell’università, ma da un account segreto, o che magari senza dirlo a voce troppo alta si concede ore e ore di “Ruzzle”. Divertente visione.
Ma queste sono solo visioni buffe. Come immaginarsi Berlusconi con una parrucca bionda e boccoli da putto. Si ride. Si sdrammatizza. Si cerca di non pensarci troppo. A cosa poi si cerca di non pensare?
A tutto. Al fatto che tutti questi grandi uomini, l’unica cosa che sono riusciti a garantirci è un futuro funesto e incerto. Ma va bene. Si cerca di non pensarci troppo. Almeno io ci tento.

Per distrarci da tutto ciò, però, non dovremmo immaginare i nostri politici vestiti da Peter Pan o da Campanellino. No. Per distrarci da tutto ciò, hanno inventato il gossip. La cronaca rosa è nata apposta. Il motore nazionale del 60% delle chiacchiere da bar, da parrucchiere e (non negatelo) da barbiere.
La “sempre sia lodata” paparazzata più è spinta, laida, sudicia e voyeuristica più ti garantirà una vendita leggera e leggiadra dei giornali. I direttori delle testate specializzate in “cazzeggio rilassante” faranno salti di gioia e brinderanno a suon di champagne, di fronte all’ennesimo colpo di testa della starlette tatuata di turno. Ma il 2013 si è aperto in modo inconsulto: con pochi, pochissimi, gossip. Ma come?
Le nostre esibizioniste nazionali, quelle incapaci d’avere una vita privata appunto “privata” improvvisamente si fanno passare la voglia di farsi beccare in pieno centro città a fare sesso?
Quelle che partono per i Caraibi portandosi appresso i fotografi e che poi smentiscono le foto che hanno più o meno pagato e per cui senz’altro hanno posato, adesso ci abbandonano così a noi stessi? Ma no. La Minetti al massimo si fa qualche giro per le vie dello shopping milanese in shorts e magliettina attillata e la casa di intimo di cui è testimonial butta sul web una manciata di foto in intimo rosa non mostrando nulla di particolarmente hard, la Tommasi si fa cogliere dal delirio davanti alle telecamere delle “Iene”, la Del Santo ha un toyboy nuovo di vent’anni, Belen è incinta (quindi spogliarsi è fuori discussione) e comunque trovano il tempo di affibbiarle scandali che ormai non sarebbe in grado di portare avanti, De Martino sfila in gonna con la testa leccata da una mucca e manco è palese colpa sua, “San Remo” è alle porte e di fatto non è successo nulla che abbia fatto accapponare la pelle e la Fico che, con le sue lettere indirizzate a un Balotelli che ormai gode della mia totale compassione, al massimo scandalizza un po’ l’Italia con questo bizzarro cercare di mettersi al centro dell’attenzione per la sua maternità e non per la sua nudità. Accidenti.

E Fabrizio Corona? Dopo le foto hard con la sosia di Belen e le relative dichiarazioni e smentite, che fa?
Ci abbandona! Condannato a cinque anni, ora ne rischia sette per la fuga (ormai finita). Quest’uomo ormai era una garanzia di fotoromanzo, l’innamorato deluso e tradito dalla sua bella con gli occhi da cerbiatta, che però, tra dolore e gelosia, trovò in un altro cerbiatto felicità e serenità. Era il cattivone della città. Lo scapestrato dalle mille multe. L’uomo coi tatuaggi più chic del paese. L’uomo col passo da bandito e lo sguardo penetrante. E ora?

Disperso. Latitante. Catturato. Solo. Senza cellulare (anche se è spuntato il videomessaggio…). Senza macchine fotografiche. Con un fornelletto e una tenda da campeggio. Me lo vedo. Solo e ramingo mentre, con una barba finta e incolta, cerca di attraversare a piedi qualche passo di montagna svizzero. I sentieri che durante una guerra erano “patria” dei contrabbandieri.
E invece? Invece era in metropolitana a Lisbona. Fabrizio parliamone. Finché rimani in Italia, anche rinchiuso in una cella, avremo notizie di te. Confido nel tuo multiforme ingegno, nella tua fantasia da sceneggiatore mancato, per ricreare, anche in una situazione dura come quella che andrai ad affrontare, lo scandalo, il gossip, la protesta ben documentata sulle minestra nelle carceri italiane. Torna principe del gossip, non abbandonare i fan della tua soap-opera. Cosa avremmo fatto senza le continue notizie che la riguardano?

Avremmo dovuto sorbirci un bombardamento mediatico a base di farfalline di second’ordine. Qualche altro ragazzetto senza patente e con la passione per le cavallone da passerella avrebbe tentato di prendere il tuo posto, propinandoci copioni vecchi, magari tuoi ma di un paio di stagioni fa. Avrebbe dichiarato di essere in possesso di un porno con Belen, senza averci mai nemmeno preso un caffè. Ma le parole “porno-con-argentina” ormai fanno notizia. Scatenano animi e pensieri osé. Anche se l’argentina in questione è la colf del vicino di casa. Corona grazie. Non ci ha privato dell’ultimo capitolo del fotoromanzo più  gettonato degli ultimi sei anni.

Ora si fidi di una scema. Come chiusa “sparire nel nulla” non funziona. I finali aperti, danno fastidio al lettore. Lo chieda alla Rowling. Lei, avrebbe chiuso ben prima l’epopea della “quattrocchia volante”, se non avesse dovuto soddisfare la necessità di finale “risolto” del 90% dei pre-adolescenti del pianeta.
Ascolti la voce di “un’oca-coniglia”. Ha fatto la cosa giusta. E’ stato Zorro fino in fondo (ovvero furbo, visto che Zorro in spagnolo vuol dire “volpe”). Ha concesso a noi, annoiati e ansiosi abitanti dello stivale, un lieto fine. In fondo la seguiamo, dolenti o nolenti, da anni. Direi che ce lo siamo meritato. Non trova?

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Cercavo Beethoven, ho trovato Chopin.

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