Il termine fabula, equivalente all’italiano ‘favola’ e derivante dal latino fabŭla(m) = ‘racconto, storia inventata’, veniva in passato usato per designare qualsiasi tipo di racconto o rappresentazione drammatica, con particolare riferimento alle commedie e tragedie che durante il periodo romano venivano messe in scena in occasione delle principali feste religiose (fabula praetexta, cothurnata, palliata, togata, ecc.).

Nell’uso corrente, il sostantivo fabula (introdotto dai formalisti russi, esponenti di un’ influente scuola di critica letteraria sviluppatasi tra il 1914 e il 1915) ci si riferisce invece all’ insieme degli avvenimenti che costituiscono il contenuto e la trama di un testo narrativo, rigorosamente analizzati nel loro ordine logico-temporale, indipendentemente dalla disposizione in cui l’autore ha voluto presentarli all’ interno dell’opera. In tale ottica, la fabula si contrappone così all’intreccio, che viene invece costruito a piacimento dall’ autore, libero di scegliere l’ordine in cui organizzare la materia narrativa e collocare le varie scene nella narrazione. L’autore può infatti rispettare la fabula, ovvero l’ordine cronologico con cui sono avvenuti i fatti, oppure organizzarli secondo un ordine personale, servendosi di anticipazioni o flashback, al fine di ottenere particolari effetti narrativi, come ad esempio la suspense.

Trattandosi di un ordine ‘prestabilito’, all’ interno della fabula è quindi possibile individuare uno schema fisso (o struttura tipo) che si sviluppa in cinque fasi: situazione iniziale; rottura dell’ equilibrio; evoluzione della vicenda; scioglimento (o ristabilimento dell’equilibrio) e situazione finale.