Con il sostantivo maschile facchinaggio si intende propriamente l’ attività svolta dal facchino, ovvero una persona addetta a operazioni di carico e scarico. Nella fattispecie, è possibile che il facchino si occupi del trasporto di colli, merci, carichi, pesi, mobili (se assunto, per esempio, in un’ impresa di traslochi), ma anche bagagli, valigie e bauli (se presta servizio in una stazione ferroviaria o in un albergo). Qualsiasi sia l’ ambito in cui lavora, quella svolta dal facchino risulta quindi un’ attività molto faticosa, motivo per cui, per estensione, con il termine è altresì possibile identificare la persona che si sobbarca i compiti più ingrati o faticosi (il facchino è infatti spesso detto “uomo di fatica”). Allo stesso modo, con il sostantivo facchinaggio si può quindi definire qualsiasi lavoro pesante, fisicamente impegnativo e difficoltoso. La parola facchinaggio, indica infine anche la retribuzione dovuta al facchino per il suo lavoro, sebbene quest’ ultimo utilizzo risulti oggi poco frequente.

Esempi di utilizzo del termine sono costituiti dalle frasi: “È pure un vil facchinaggio quello di dovere o volere andar d’accordo co’ molti!” (Giosuè Carducci); “per riuscire a caricare tutti quegli scatoloni sul furgone, Marina dovrebbe avvalersi di un servizio di f.”; “per chi mi hai preso?! Ti sembro forse l’addetto al servizio f.?!”. Sinonimi di facchino possono infine essere considerati: portabagagli, uomo di fatica, scaricatore e faccendiere. Per facchinaggio valgono invece i termini: faccenda, nolo, spedizione e trasporto.