È piuttosto interessante, ma altrettanto inquietante, quello che è emerso da un documento di tredici pagine redatto da Facebook e intitolato Information Operations and Facebook. Attraverso queste pagine, l’azienda di Mark Zuckerberg ha in pratica ammesso che vi sarebbero state numerose attività sospette sulla propria piattaforma social, compresa la diffusione di fake news e immagini alterate e che gli stessi governi si sarebbero serviti di tali strumenti per manipolare l’opinione pubblica. Insomma, la lotta alle fake news – notizie false spacciate per vere – che Facebook ha appena iniziato a combattere costringerà i social a vedersela anche contro i governi.

E se molte fake news sono facilmente individuabili con un minimo di attenzione e spesso sono frutto di qualche buontempone che ama satireggiare sul web, molte altre potrebbero aver avuto scopi ben più seri, come quello di mettere in atto una campagna di manipolazione delle elezioni francesi o di quelle americane, di cui tanto s’è discusso in seguito all’elezione di Donald Trump, sospettando che dietro tale campagna possa esservi stata anche la Russia.

Il ruolo di Facebook come veicolo per diffondere ed amplificare fake news viene descritto nel capitolo relativo ai False Amplifiers (falsi amplificatori), ossia quello di falsi account creati ad arte per diffondere materiali fake in grado di manipolare le opinioni degli utenti. Il social, suo malgrado, si trova a diventare mezzo di diffusione di tali materiali che spesso non vengono creati da persone umane ma da veri e propri bot (che potremmo descrivere come robot che eseguono dei comandi).

Tutti elementi che richiedono a Facebook uno sforzo ancora maggiore per contrastare attività di questo tipo (a patto che sia possibile arrestarle del tutto). È soprattutto sui falsi profili che si concentra parte di tale sforzo poi sono proprio questi ultimi a diffondere informazioni sensibili e a manipolarle nella maggior parte dei casi. Per il momento, oltre ai soliti controlli a monte che il social esegue, Facebok sta mettendo in campo una serie di strumenti che potranno consentire anche agli utenti di segnalare presunte fake news. Basterà? Chissà, la strada appare lunga e tortuosa.