Manipolare gli stati d’animo nelle bacheche degli utenti, a loro insaputa, ha indignato il mondo di Facebook. Ma ora il social network, nel Regno Unito, è pure sotto inchiesta. Il garante della privacy, infatti, vuole verificare se sono stati usati dati personali delle ‘cavie’.  Se si dovesse appurare che ciò è stato fatto davvero, allora Mark Zuckerberg si potrebbe ritrovare a dover pagare multe fino a 500 mila sterline.

Un portavoce dell’Information Commissioner’s office (Ico), che fa da garante per la privacy in Gran Bretagna, ha spiegato: “Solleveremo questo tema con Facebook e ci coordineremo con i nostri colleghi in Irlanda per chiarire quanto è emerso in questo studio scientifico”. Si tratta, al momento, di un’iniziativa strettamente europea, la Federal Trade Commission statunitense resterà a guardare o interverrà allo stesso modo?

Ricordiamo in breve cosa è successo. I ricercatori di Fb, con l’aiuto di esperti e scienziati universitari, hanno modificato per una settimana – dall’11 al 18 gennaio 2012 – l’algoritmo che determina cosa viene mostrato nella bacheca di poco meno di 700 mila persone. Lo scopo? Certificare il contagio emotivo che si realizza anche sul piano virtuale. Cosa che è puntualmente avvenuta. Teorema dimostrato, quindi, ma all’insaputa degli utenti, che non sapeva come il proprio flusso di notizie fosse stato intenzionalmente plasmato ai fini della ricerca.

Il bubbone è esploso nella primavera scorsa, quando siti e giornali hanno parlato di questa condotta spregiudicata da parte di Facebook. Richard Allan, direttore europeo della privacy dell’azienda, ha però replicato secco: “Sono state utilizzate le protezioni appropriate. E’ chiaro che gli utenti sono contrariati e ci prendiamo le nostre responsabilità. Vogliamo fare meglio in futuro e stiamo migliorando il nostro processo basato sul feedback”.

Certo, al di là della reputazione, Zuckerberg non si sta certo stracciando le vesti per questa vicenda. Anche dovesse venire comminata la multa di cui parlavamo – 500 mila sterline, pari a 800 mila dollari circa – si tratterebbe di noccioline per un’azienda che ha un utile di 2,5 miliardi di dollari. Se invece il garante per la privacy britannico facesse un giro di vita sulla protezione dei dati personali degli utenti, allora forse anche Fb inizierebbe a tremare.