Cancellare dalle proprie amicizie di Facebook un collega può essere considerato mobbing. La storica sentenza che include nel reato di molestie e intimidazioni sul posto di lavoro anche le attività sui social network proviene dall’Australia e potrebbe diventare una pietra di paragone per tutti i futuri casi del genere.

La storia – come spesso succede – è in realtà leggermente più complessa: l’agente immobiliare Rachael Roberts, 10 anni di esperienza sul campo, ha inoltrato un reclamo all’Australia’s Fair Work Commission i suoi due capi, la coppia formata da James e Lisa Bird, affinché la smettessero di intimidirla.

Secondo la Roberts sarebbero stati ben 18 incidenti a farle realizzare di essere vittima di mobbing, ma la commissione preposta ne ha presi in considerazioni solo 9, incluso proprio la cancellazione della dipendente dalla lista degli amici di Facebook di Lisa Bird. Nella sentenza si legge che “le azioni della sign. Bird manifestano un’assenza di maturità emotiva e sono indicative di un comportamento irragionevole”, in quanto il gesto avrebbe costituito “la prima occasione utile per porre fine alla relazione”.

Tra gli altri atteggiamenti denunciati dalla Roberts ci sarebbero stati l’essere chiamata “cattiva scolaretta che corre dall’insegnante”, il divieto di regolare il condizionatore dell’ufficio e quello di farsi consegnare le fotocopie e le stampe come gli altri colleghi, nonché altri sgambetti dal punto di vista lavorativo: tutte situazioni che l’avrebbero condotta a intraprendere una terapia psicologia e ad assumere farmaci per curare insonnia, depressione e ansia.

La commissione si è dunque pronunciata a favore della Roberts, argomentando in questo modo: “Le prove prodotte testimoniano che Mr e Mrs. Bird non avevano considerato nessuno di questi comportamenti come un comportamento tipico del mobbing. Una mancanza di comprensione e consapevolezza riguardo alla natura del comportamento sul posto di lavoro potrebbero far sì che tali gesti si ripetano in futuro e che Ms. Roberts continui a essere oggetto di mobbing”.