Con il sostantivo femminile facezia (dal latino facetĭa(m), deriv. di facētus = ‘elegante, piacevole, arguto’) si identifica generalmente un detto arguto, un motto di spirito, o una battuta spiritosa, ironica e pungente (es. “Dire una facezia”; “Una f. pungente”; “Cavarsi d’ impiccio con una f.”; ecc.). Il termine viene inoltre talvolta utilizzato anche in riferimento a persone, con il preciso significato di ‘attitudine all’ arguzia’ (es. “Un parlatore brillante, noto per la sua f.”). Sinonimi del termine possono quindi essere considerati: battuta, motto, aneddoto, scherzo, celia, barzelletta, spiritosaggine e storiella, come anche, in riferimento a persone, acume, acutezza, arguzia, prontezza e sagacia.

Con la parola facezia è infine possibile identificare un breve racconto costruito su un motto di spirito, come ad esempio quelli a cui è dedicata la sesta giornata del Decameron di Boccaccio. Tali racconti hanno quindi goduto di tale successo che durante il XV secolo la facezia divenne un vero e proprio genere letterario, incentrato sul gusto per il gioco di parole ed i contenuti piccanti.