È ormai da tempo immemore che su Roma pende la spada di Damocle del fallimento di Atac, e per quanto le varie amministrazioni comunali si siano adoperate per risanare l’azienda del trasporto pubblico la situazione complessiva sembra essere migliorata in misura esigua.

Il Corriere della Sera ha intervistato il direttore generale Bruno Rota, che ha assunto la carica dallo scorso marzo e che ha ereditato dieci anni di perdite ininterrotte.

Le parole del manager sono tutt’altro che positive, e fanno riferimento a una emergenza debiti che potrebbe portare la società, descritta come “pesantemente compromessa e minata” all’insolvenza, da cui si potrebbe uscire solo con una procedura di fallimento.

Nonostante le ultime migliorie, Rota afferma infatti che “quando hai 1350 milioni di debito sedimentato nel tempo, non hai risolto il problema quando non sale. Se non riesci ad abbassarlo, non ne vieni a capo. È una situazione di impossibilità a far fronte agli impegni, pericolosa”.

Secondo il direttore generale l’emergenza è particolarmente acuita dal parco mezzi sempre più vecchio e passibile di guasti, dall’impossibilità di manutenzione, per assenza di fornitori in grado di fare credito, e dall’alto tasso di assenteismo dei dipendenti.

Difficile pagare anche gli stipendi dei lavoratori, per i quali è dovuto intervenire il Comune di Roma: alla Raggi sono già state fornite delle idee operative. Il problema principale, da risolvere al più presto almeno dal punto di vista del personale, sembra essere il rispetto delle regole istituite negli ultimi tempi, come l’obbligo di timbrare il cartellino, ma anche il difficile rapporto con i sindacati.