Una decisione storica, quella presa ieri dal Parlamento Europeo. L’assemblea di Strasburgo ha infatti approvato a larga maggioranza una risoluzione sull’uguaglianza di genere in Europa, parlando esplicitamente per la prima volta di “famiglia gay“, prendendo atto dell’evoluzione della definizione di famiglia, e raccomandando – senza che questo costituisca un vincolo per i paesi membri – che le “norme in quell’ambito tengano in considerazione fenomeni come le famiglie monoparentali e l’omogenitorialità“.

Si tratta di un colpo grave inferto dall’Europa a quei paesi, con l’Italia ovviamente a guidare il gruppo, che ancora non si sono dotati di una legge che regoli le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Come sappiamo, un paio di settimane fa persino l’ultracattolica Irlanda ha scelto di lasciarsi alle spalle il medioevo e di riconoscere il diritto dei suoi cittadini di convolare a giuste nozze anche se colpiti da quella piaga biblica chiamata omosessualità. A far compagnia all’Italia, nella contabilità ristretta dei nove paesi membri che ancora non hanno compiuto il grande passo, ci sono: Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania. Come a dire: siamo l’unica delle grandi nazioni europee a essere rimasta al palo.

Naturalmente, il mondo cattolico italiano non ha preso bene la scelta di Strasburgo. Per il segretario UDC Lorenzo Cesa si tratta di un “grave arretramento culturale” e di una “pagina buia della storia dell’Europa“: no, non sta commentando il Manifesto della razza, sta veramente parlando della risoluzione UE. Meno inopportunamente catastrofista l’ex ministro Maurizio Lupi, secondo cui “riconoscere il diritto di vivere liberamente la propria sessualità non può portare al riconoscimento della totale indifferenza tra una coppia omosessuale e una famiglia“. Dall’altra parte della barricata, esulta su Twitter Nichi Vendola: “Un altro passo in avanti in Europa sui diritti di tutte le persone. In Italia, invece, la politica balbetta. E non è riuscita neanche a dire no, finora, alle pretese della sentinella della morale Alfano e alle sue ottuse circolari”.  A proposito di NCD, questo il commento del presidente della commissione Ambiente in Senato, Giuseppe Marinello: “Non importa cosa dice il Parlamento Europeo, tanto l’Italia se ne frega altamente“.