Nel 2016 è cresciuto il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Un incremento pari all’1,6%, mai così bene dal 2001. Se nel complesso lo scorso anno è stato positivo, l’ultimo trimestre del 2016 ha invece registrato un segno meno davanti al potere d’acquisto – pari allo 0,9% rispetto al trimestre precedente – a causa dell’aumento dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi familiari.

Nel 2016 bene anche il reddito disponibile secondo l’ISTAT, cresciuto dell’1,6% con una spesa per consumi finali pari all’1,3%, il che ha portato ad un incremento della propensione al risparmio dello 0,2% rispetto al 2015. A portare ossigeno nelle casse dei risparmiatori è anche la diminuzione della pressione fiscale, che nell’ultimo trimestre del 2016 è scesa dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2015 arrivando in totale al 49.6%, mentre in totale nel 2016 la pressione fiscale è di 42.9%, in calo rispetto al 43,3% del 2015. Cala anche l’indebitamento netto, pari al 2,4% del Pil, sceso di 0,3% rispetto al 2015.

Di fronte ai dati ISTAT positivo sul potere d’acquisto delle famiglie, il Codacons non sembra così contento e commenta questi numeri come “un’illusione ottica”.

“L’incremento del potere d’acquisto dell’1,6% è da attribuirsi unicamente alla deflazione e al crollo dei prezzi al dettaglio avvenuto nel corso del 2016, quando l’inflazione ha fatto segnare una media del -0,1%
- spiega il presidente Carlo Rienzi -. Questo ha portato ad un aumento della capacità di spesa delle famiglie, che tuttavia è fittizia, perché non corrisponde ad un miglioramento reale delle condizioni economiche dei cittadini. La strada per tornare ai livelli di potere d’acquisto e consumi pre-crisi è ancora molto lunga, e a dirlo sono i numeri. Tra il 2007 e il 2014 – conclude Rienzi -, infatti, la capacità di spesa delle famiglie è diminuita complessivamente del -12%, mentre nello stesso periodo i consumi degli italiani sono crollati per la maxi-cifra di 80 miliardi di euro”.