La Regione Lombardia ha deciso di sostenere il Family Day, che è previsto per sabato 30 gennaio, e per farlo ha anche realizzato una scritta luminosa sul Pirellone. Una decisione che però non è stata presa di buon occhio da tutti e si sono già scatenate molte reazioni di protesta, sul web ma non solo.

Sulla facciata del Pirellone, il grattacielo di Milano dove ha sede la Regiona Lombardia, è comparsa la scritta luminosa “Family Day”. Una scelta discutibile che non è stata appoggiata dalla minoranza presente nell’edificio, che per reazione ha deciso di oscurare le luci dei propri piani.

La scritta luminosa in favore del Family Day è stata provata iera sera, ma la sua accensione ufficiale è prevista per il 30 gennaio quando, è facile prevedere, scatenerà nuovi malumori e proteste. La Regione Lombardia ha inoltre deciso, di comune accordo con il governatore Roberto Maroni, di mandare sabato prossimo una sua delegazione alla manifestazione del Family Day a Roma.

Tra chi non ha per niente apprezzato la scritta luminosa “Family Day” sul Pirellone c’è il segretario nazionale di Arcigay Gabriele Piazzoni, che ha dichiarato: “È davvero spiacevole che la Regione partecipi a una manifestazione non a favore, ma contro qualcuno. Invece di riconoscere i diritti di tutti, decide di schierarsi solo con una parte”. Contraria all’iniziativa anche la Cgil.

Per niente favorevole all’idea della Regione Lombardia anche la blogger e giornalista Selvaggia Lucarelli, che attraverso le sue molto seguite pagine social ha postato la seguente immagine, accompagnata dal saluto: “Ciao Maroni”.

https://twitter.com/stanzaselvaggia/status/690668107539550208

La replica alle proteste e alle accuse per l’appoggio al Family Day è arrivata da Cristina Cappellini, assessore della Regione Lombardia alle Culture, identità e autonomie, che ha affermato: “Negli scorsi giorni abbiamo ricevuto insulti, intimidazioni e rimostranze di cui mi stupisco. Rispediamo al mittente la critica di aver preso parte a una manifestazione di parte” e ha inoltre dichiarato che il Ddl Cirinnà sulle unioni civili andrebbe ritirato.