Il suo nome è noto soprattutto a chi ha vissuto gli Anni di piombo, ma ora è tornato a far discutere. L’ex militante delle Brigate Rosse Adriana Faranda è stata invitata, insieme a un altro ex brigatista, Franco Bonisoli, a partecipare a un corso di formazione per giudici sulla “Giustizia riparativa” alla Scuola di Formazione per Magistrati previsto a Scandicci, comune della città metropolitana di Firenze. Una decisione che non è però stata ben accolta da tutti.

Adriana Faranda e Franco Bonisoli si sono dissociati dalla lotta armata da ormai circa 30 anni, però la loro presenza a un corso di formazione per giudici non è comunque ben vista da qualcuno, che ha protestato contro la decisione di invitarli a parlare.

A opporsi alla partecipazione di Faranda e Bonisoli al corso è in particolare Alessandra Galli, giudice di Milano nonché figlia di Guido Galli, giudice ucciso da Prima Linea. La Galli attraverso una e-mail ha fatto sapere: “Sono sinceramente sconcertata. È inaccettabile il dialogo in una sede istituzionale con chi ha ucciso per sovvertire lo Stato e la Costituzione alla quale noi, come magistrati, abbiamo giurato fedeltà. Perché non sono state invitate anche vittime che hanno un approccio diverso al problema, e tante ce ne sono, io per esempio, e anche altri orfani di magistrati uccisi? Sono più che amareggiata”.

Ha espresso il suo dissenso all’invito a Faranda e Bonisoli anche Armando Spataro, procuratore di Torino: “Le mie perplessità non sono affatto collegate all’oggetto del corso, ma alla presenza di ex terroristi in una Scuola di Formazione per Magistrati”.

C’è però anche chi difende la decisione di far intervenire Adriana Faranda e Franco Bonisoli, come Piergiorgio Morosini, componente del Csm, l’organo di autogoverno della magistratura, stupito da tanto clamore: “Sono sempre opzioni che possono fare discutere, e che possono sollecitare la sensbilità soprattuto dei familiari delle vittime del terrorismo nei confronti dei quali occorre sempre nutrire il massimo rispetto. Vorrei ricordare che non si tratta di una testimonianza di ex bierre nelle scuole dell’obbligo (quella sì inaccettabile). Ma di una iniziativa di fomazione tra magistrati, dove può essere utile comprendere come maturarono non solo scelte criminali, ma anche percorsi collaborativi ai fini di una maggiore consapevolezza dei magistrati chiamati ad occuparsi di pagine oscure della vita del Paese. Per una iniziativa interna di formazione della magistratura, tutto questo clamore mi sembra esagerato”.