È stato Silvio Scaglia ad avere la meglio con la sua offerta all’asta per La Perla. All’udienza al tribunale fallimentare di Bologna la proposta di mister Fastweb ha battuto quelle dei concorrenti Calzedonia, di Sandro Veronesi, e dell’azienda israeliana Galil Industries.

A quanto sembra, Scaglia ha offerto 69 milioni di euro per il ripianamento dei debiti della società bolognese di intimo e l’affitto dell’azienda, passaggio preliminare per l’acquisizione vera e propria. L’offerta di Veronesi si è stoppata ai 66 milioni, mentre gli israeliani sono arrivati fino a 68.

“Non c’era alcuna discrezionalità. Le offerte erano tutte sulla stessa base, abbiamo visto tre parti contendersi la vittoria fino alla fine” ha chiarito, rispondendo ad una domanda, il giudice Maurizio Atzori. “Anche chi ha perso – ha aggiunto – riteneva allora l’operazione «di particolare interesse”. Mentre l’unico scopo del tribunale era che “con una completa informazione venisse fuori il vero valore dell’azienda”.

“Vogliamo rendere La Perla un grande marchio globale e del lusso – dice ora Scaglia, soddisfatto della vittoriaLa produzione in Italia e l’indotto a Bologna costituiscono il grande valore dell’azienda”. E a chi punta il dito accusandolo di aver messo in atto un’operazione speculativa risponde: “Io non sono un fondo, sono un imprenditore e tra Omnitel e Fastweb in Italia abbiamo creato 15 mila posti di lavoro senza mai ridurre il personale”. Ora, comunque, “bisogna investire sul rilancio del marchio e si parte da 110 milioni”.

Poi si è incontrato coi sindacati nella sede bolognese di Unindustria per mettere nero su bianco l’accordo che dovrebbe prevedere la riassunzione di tutti i dipendenti del gruppo, passo determinante per concludere la procedura (foto by InfoPhoto).

Veronesi, patron di Calzedonia, commenta: “Povera Perla, non ha pace. Dalla padella alla brace”.