Ormai siamo agli sgoccioli, ma è già dato per scontato che ci saranno dei ritardatari: il termine per l’obbligo della fattura digitale per le imprese che devono essere pagate dalle amministrazioni pubbliche è stato infatti fissato per il 31 marzo.

Al momento sembra che all’appello manchino circa 450 enti, ma l’Agenzia per l’Italia Digitale che si occupa della riforma “anti-cartacea”, per quanto debba vedersela con le dimissioni della direttrice Alessandra Poggiani, sta già provvedendo a sollecitare la ristrutturazione informatica, indispensabile per ottenere l’agognato “gettone”.

Ovviamente non sono mancate polemiche riguardo al provvedimento, che ha preso il via a partire dal giugno dell’anno scorso, ma la pubblica amministrazione ha fatto presente che in questo modo verranno eliminati l’80% dei costi derivanti dalla gestione di documenti in formato analogico, per non parlare della velocità delle operazione e del maggiore controllo esercitabile sulle fatture.

Non riguarda l’obbligo della digitalizzazione delle fatture, ma per le imprese si profila all’orizzonte un’altra novità, questa volta ben poco piacevole, chiamato split payment. In pratica ai fornitori delle pubbliche amministrazioni non verrà corrisposta immediatamente l’Iva loro spettante, ma saranno possibili attese fino a 15 mesi.

Chiaramente rimane l’obbligo del pagamento dell’Iva sulle merci acquisite dalle imprese, con uno squilibrio economico che porterà circa 18 miliardi di euro di Iva a essere pagati dallo Stato con una dilazione nel tempo potenzialmente fatale per le aziende.

L’Agid ha già pronto anche un nuovo programmo, il cosiddetto Pago Pa, che dovrebbe rendere molto più semplice e immediato il collegamento tra pubblica amministrazione e istituti bancari, consentendo al cittadino dei pagamenti di tasse, multe, rate, ticket e altro attraverso qualsiasi supporto informatico. La dirigente Maria Pia Giovannini spiega che per rendere più veloce l’implementazione del nuovo sistema si sta pensando a un complesso di sanzioni.

Si discutono anche gli step finali del ddl Madia, in particolar modo per quanto riguarda il meccanismo del doppio concorso che riguarderà i dirigenti. In pratica la vittoria del concorso garantirà solo un contratto per i primi tre anni, al termine dei quali vi sarà un secondo esame per il candidato che determinerà la sua promozione a dirigente o il declassamento a funzionario.

Susanna Camusso della Cgil, invece, ha fatto notare la mancata autonomia e indipendenza dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche, dato che stando a quanto auspicato almeno un terzo dei dirigenti dovrebbe essere nominato dalla Presidenza del Consiglio.

Verranno poi velocizzati i provvedimenti disciplinari a carico dei dipendenti, attraverso l’introduzione di analoghe sanzioni nei confronti di dirigenti che ritarderanno o fermeranno l’attuazione della punizione: il tutto secondo la volontà del premier Renzi che sta cercando di rendere sempre possibile l’individuazione di una responsabilità individuale nelle pubbliche amministrazioni per quanto riguarda ritardi e omissioni.