Non è la prima volta che la polizia uccide un innocente. L’Italia è piena di madri senza figli, di mogli senza mariti, di figli senza padri. Questa, però, è una delle poche volte in cui chi ha ucciso è stato condannato. La pena, per quanto possa apparire esigua, una manciata di mesi (quanto vale la vita di un 18enne?) va scontata. Perché la legge, è scritto nelle aule dei tribunali italiani, è uguale per tutti.

Non sono d’accordo alcuni poliziotti del Coisp, sindacato di categoria. Con Luca Pollastri, Paolo Forlani, Enzo Pontani e Monica Segatto, i 4 colleghi giudicati responsabili della morte di Federico Aldrovandi, la legge è stata ingiusta. Condannati per omicidio colposo, stanno scontando la pena in carcere.

In una ventina hanno dimostrato il loro dissenso sotto le finestre del Comune di Ferrara, dove lavora Patrizia Moretti, la mamma di Federico, con megafoni e uno striscione: La legge non è uguale per tutti. I poliziotti in carcere, i criminali a casa. Solidarietà, amicizia, speranza, affetto per Luca, Paolo, Monica, Enzo.

La signora Patrizia ha risposto esibendo la foto del volto tumefatto del figlio morto, in una pozza di sangue. In sua difesa è sceso in piazza anche il sindaco, Tiziano Tagliani, chiedendo di spostare il sit-in altrove. Prima, i manifestanti si sono giustificati dicendo che non sapevano che lì lavorasse la signora Moretti, poi, ci ha pensato l’eurodeputato, ex Pdl oggi Fratelli d’Italia, Potito Salatto a inveire contro il primo cittadino invitandolo ad andarsene, “perché nella mia Europa…”.

Nella sua Europa, all’alba del 25 settembre 2005, il 18enne Federico Aldrovandi stava tornando a casa, dopo una notte di bagordi a Bologna. In via Ippodromo, nella sua Ferrara, a due passi da mamma e papà, Federico si imbatte nella pattuglia Alfa 3, Pontani e Pollastri che raccontano di essere stati aggrediti, senza motivo, con violenti colpi di karate. Lo definiscono “un invasato” tanto che per calmarlo chiamano rinforzi. Arriva Alfa 2, Forlani e Segatto. In 4 faticano a tenerlo, si spezzano, addirittura, 2 manganelli, finché Federico non viene sbattuto a terra, ammanettano dietro la schiena, il torace schiacciato sull’asfalto dalle ginocchia dei poliziotti.

Muore per anossia posturale. Il carico sulla schiena, durante l’immobilizzazione, era eccessivo.

Patrizia Moretti, sostenuta dal marito Lino Aldrovandi, da amici e familiari, non si rassegna alla versione fornita dalla polizia. Il 2 gennaio 2006 apre un blog in cui cerca testimoni, esprime i suoi dubbi su quanto accaduto al figlio, sulle strane circostanze della sua morte. Il 15 marzo 2006, gli agenti Pontani, Forlani, Segatto e Pollastri sono iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo e nell’ottobre 2007 inizia il processo a loro carico.

Il 26 giugno 2007, i 4 vengono ascoltati durante il processo: secondo loro Federico stava benissimo prima dell’arrivo del 118 mentre, nella chiamata registrata dalla centrale operativa, dichiarano: “l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so… E’ mezzo morto”.

Il 6 luglio 2009 i 4 agenti sono condannati, in primo grado, a 3 anni e 6 mesi di reclusione che, per effetto dell’indulto, scendono a 6 mesi. Il 10 giugno 2011, la Corte d’Appello di Bologna conferma la pena e il 21 giugno 2012, la Cassazione la rende definitiva. Il 29 gennaio 2013, il Tribunale di Sorveglianza di Bologna apre le porte del carcere per Pollastri, Forlani e la Segatto, il 1 marzo per Pontani. Il 18 marzo, Monica Segatto ottiene i domiciliari.

Martedì 26 marzo 2013, Patrizia Moretti è stata assolta dall’accusa di diffamazione nei confronti del pm Mariaemanuela Guerra, di turno la mattina che morì Federico. Il giorno dopo arriva il sit-in che mamma Aldrovandi ha bollato come “provocazione gratuita”, incassando, anche, un applauso e standing ovation dal Senato, la solidarietà del presidente della Camera, Laura Boldrini, dell’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, oltre a quella della rete e di comuni cittadini, e il biasimo del ministro dell’interno Annamaria Cancellieri.

Qualcuno ha insinuato che la foto di Federico mostrata da Patrizia Moretti sia un fotomontaggio. Quanto può sopportare il dolore di una madre?

(fotografia di Patrizia Moretti)