La parola “feedback” si compone di una parte verbale (“feed” = “immissione”, da “to feed” = “immettere”, “caricare”, “alimentare”) e di una avverbiale (“back” = “indietro”). Si tratta dunque di una parola composta, il cui significato letterale è  ”alimenta indietro”. Diffusasi quindi dall’elettronica a molte altre discipline, l’espressione italiana equivalente è quella di “retroazione” (ovvero l’effetto di un atto o di un comportamento su colui che l’ha provocato), ma il termine è anche comunemente usato come sinonimo di reazione o risposta.

Nello specifico, il vocabolo anglosassone “feedback” nasce per indicare la capacità dei sistemi dinamici di tenere conto dei risultati del sistema per modificare le caratteristiche del sistema stesso. Ad introdurre il concetto, nel 1868, è stato lo scienziato inglese J. C. Maxwell, il cui studio sui sistemi automatici metteva in evidenza la capacità degli stessi di autocorreggersi grazie al ritorno di informazione. Maxwell anticipava così un concetto che verrà ripreso dalla cibernetica, settant’anni dopo. Questa nuova scienza muove i primi passi nei laboratori militari di inizio anni Quaranta: in tale contesto opera il gruppo di scienziati guidato da Norbert Wiener, il cui compito era quello di ottimizzare l’efficacia della difesa antiaerea. E’ a tale scopo che viene elaborato un algoritmo che permette a un dato meccanismo di utilizzare le informazioni disponibili in modo da ottenere un risultato prefissato. Il gruppo crea così un automatismo in grado di calcolare la posizione futura di un aereo a partire dai dati relativi alla velocità e alla traiettoria, permettendo il corretto orientamento del sistema di puntamento antiaereo. Un sistema di auto-correzione, dunque, dalla portata innovativa e applicabile a tutti i sistemi complessi, incluso il comportamento umano.

Nel caso della comunicazione, il feedback può infatti confermare, rafforzare o portare a modificare un atteggiamento o comportamento dell’interlocutore, al fine di migliorare la qualità della comunicazione stessa. Sono ad esempio definiti “feedback” i segnali di stanchezza o insoddisfazione di un uditorio nei confronti dell’oratore, segnali in seguito ai quali chi parla sarà portato a modificare il registro, l’intonazione, la mimica, ecc. così che il messaggio raggiunga il destinatario nella maniera desiderata. Se invece il contesto comunicativo non è tale da permettere un’azione-reazione tra emittente e destinatario (es. radio/TV) allora è fuori luogo parlare di feedback. Ci si sposerà infatti in questo caso nel campo del marketing e delle strategie aziendali di comunicazione, in cui attuare un feedback significa più propriamente verificare e controllare i risultati ottenuti attraverso specifiche strategie (es. il feedback di una campagna pubblicitaria); feedback che può confermare il successo della strategia (feedback positivo), oppure portare ad una modifica della stessa (feedback negativo).

Nel linguaggio comune l’espressione inglese viene tuttavia largamente utilizzata come sinonimo del concetto di “risposta a uno stimolo” (es. “Ho consegnato la proposta ma non ho ancora avuto un feedback”).

Saper gestire il feedback è dunque una precisa responsabilità dei manager, dato che su di esso sono basate le strategie aziendali, ma anche una capacità molto apprezzabile in chi non ha ruoli di responsabilità: dare e ricevere feedback permette infatti la promozione e instaurazione di relazioni collaborative, una miglior gestione dei conflitti, una comunicazione efficace e una generale efficienza personale. Nella vita di tutti i giorni, saper cogliere i feedback ci permette dunque di mantenere una mente aperta, dinamica e disponibile al “cambiamento in corsa”.