È possibile misurare e quindi quantificare un elemento per sua stessa definizione impalpabile come la felicità? E in tal caso si riesca anche a farne una media statistica, nonostante si tratti di una condizione eminentemente soggettiva?

C’è chi ha tentato di rispondere a questi quesiti, e il risultato è finito nel Rapporto Mondiale della Felicità del 2016, redatto dal Sustainable Development Solutions Network, organismo che fa parte dell’Onu.

E i risultati finali – se si vuole accettare uno studio del genere come indicativo – non sembrano essere dei migliori per l’Italia, che su 156 Paesi interrogati è finita al 50esimo posto: insomma c’è chi sta peggio di noi, sembra dire il documento, ma è anche vero che potremmo stare meglio.

Al primo posto quest’anno si trova la Danimarca, che ha strappato lo scettro alla Svizzera, finita seconda. Nella top ten seguono poi Islanda, Norvegia, Finlandia, Canada, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Australia e Svezia: quasi tutti Paesi a bassa densità abitativa, a ribadire un concetto su cui gli esperti insistono da anni.

Ma sorprende anche il tredicesimo posto degli Stati Uniti, una posizione migliorativa rispetto all’anno precedente, quando la nazione guidata da Barack Obama era finita quindicesima.

Quali sono dunque i parametri che i ricercatori hanno stati chiesto di valutare in merito alla propria vita agli intervistati? L’indagine della Gallup riguarda il trienno 2013-2015 e sono sei le variabili messe in campo: reddito, qualità della vita e di relazioni, assenza di corruzione, libertà nella scelte personali, aspettative di vita e generosità. Ambiti molto differenti come quello economico, sanitario e amministrativo si mischiano a valutazioni del tutto soggettive che andrebbero confrontate di volta in volta con il sistema assiologico degli intervistati.

Nondimeno lo studio, come rileva Leonardo Becchetti del CEIS di Tor Vergata, che ha contribuito al rapporto, può avere un certo valore per fare valutazioni politiche importanti: “Il Pil non basta a misurare il benessere e le recenti elezioni irlandesi, in cui il governo è stato sonoramente sconfitto nonostante una crescita sulla carta del 7%, lo dimostrano chiaramente. La felicità (soddisfazione di vita) è una misura sintetica molto importante a cui la politica e i media dovrebbero fare particolare attenzione perché in grado di catturare tutti i fattori che incidono sulla soddisfazione dei cittadini.