Mentre in Italia non si placano le polemiche per le statue di nudi coperte durante la visita di Rouhani, in Francia il presidente iraniano ha trovato ad attenderlo le Femen. Le attiviste che si battono contro le discriminazioni e il sessimo, note per le loro proteste a seno nudo, hanno simulato un’impiccagione con l’obiettivo dichiarato di “far sentire a casa Rouhani”. La protesta delle Femen si è svolta nei pressi della Torre Eiffel mentre il presidente iraniano veniva accolto dai vertici dell’esercito francese al complesso degli Invalides, non molto distante.  Nella simulazione dell’impiccagione le Femen si sono avvolte nella bandiera iraniana. Lo striscione srotolato alle spalle dell’attivista seminuda, appesa al ponte con un cappio al collo, recita:

Benvenuto Rouhani, boia della libertà.

Il riferimento esplicito è alle pene di morte inflitte in Iran e alle ripetute violazioni dei diritti umani nel Paese. L’attivista che ha inscenato la singolare protesta ha lanciato un appello al presidente François Hollande invitandolo ad affrontare il tema dei diritti umani con Rouhani. Le Femen invitano Hollande a chiedere al capo di stato iraniano di sospendere le impiccagioni, in special modo le condanne a morte per reati politici.

In  Iran ogni anno più di 800 persone sono condannate a morte. Donne, femministe, omosessuali, liberi pensatori, perseguitati solo per questo motivo. Ma evidentemente a Hollande non importa niente dei diritti umani, gli interessano solo gli affari.

Le Femen non sono le uniche a criticare l’accoglienza calorosa ricevuta da Rouhani, in visita in Europa dopo la fine della sanzioni per rilanciare i rapporti commerciali tra le imprese iraniane e l’industria continentale. Un gruppo di oltre 60 deputati francesi della maggioranza e dell’opposizione ha chiesto a Hollande di dimostrare coerenza e difendere i diritti umani.

Anche in Italia non sono mancate le voci di dissenso che hanno accusato le autorità italiane di stringere rapporti commerciali con un Paese che non rispetta i diritti umani. Secondo i dati forniti da Amnesty International l’Iran dopo la Cina è il secondo Paese del mondo che fa più ricorso alla pena di morte.