Sempre più donne ammazzate selvaggiamente da quello che consideravano il loro compagno di vita. Sempre più storie strazianti di persone che cercavano solamente un po’ d’amore. Una donna muore per femminicidio ogni due giorni. Un raptus di follia, un momento. Tutto succede imprevedibile. Eppure lui, per la maggior parte dei casi, era una persona che mai avrebbe fatto pensare che fosse capace di un’azione del genere (foto by InfoPhoto).

Non è un fenomeno solo italiano. Il Guatemala si trova, per esempio, al quarto posto nelle statistiche Onu sul ’femminicidio’ (92,94 denunce di violenza ogni milione di abitanti) e ha un tasso di impunità del 97%: durante il primo semestre del 2012, sui 14.119 casi denunciati solo 449, cioè il 3,1%, si è concluso con una sentenza di condanna, secondo dati della Ong ‘Coordinadora 25 Noviembre.

In questi giorni leggendo tante storie mi sono messa nei panni di queste donne. E prendendo spunto dalla storia di Giovanna, uccisa a 27 anni dal marito, madre di 3 figli, ho scritto una lettera immaginandomi quale fosse il suo pensiero in quegli istanti.

“Eppure non era la prima volta che litigavamo. Lo sapevi anche tu, ultimamente non andavamo nemmeno più tanto daccordo. Ti ho denunciato, ho avuto il coraggio di farlo, ma non bastava. Allora ho preso la mia borsa e con i nostri tre figli sono andata da mamma. L’ho fatto più per loro che per noi, non è giusto che stiano qui a sentire che ci vomitiamo addosso tutte queste brutte accuse. A 27 anni guarda cosa abbiamo costruito: un matrimonio, tre splendide creature e noi… Noi che purtroppo oggi siamo cambiati. Ma tu questo non lo capisci. Siamo giovani, abbiamo tempo per rifarci una vita, per cercare quell’amore che non siamo più capaci di offrirci a vicenda. Suona il campanello: sei tu. Sei venuto qui a casa di mamma per chiarire. Ma noi non riusciamo più a comunicare. Ci chiudiamo in una camera:non voglio che sentano ancora le nostra urla. La discussione si scalda estrai il tuo coltello con una lama lunga 20 cm e la tua rabbia diventa ferocia sul mio corpo. La lama penetra ripetutamente: petto, schiena e gola. Cado a terra,spirando. Hai capito subito cosa avevi fatto, perché hai provato anche tu ad uccidere te stesso, procurandoti solo qualche lesione. In fondo, tu non l’hai mai capito, il mio era un atto d’amore per i nostri figli, il frutto del nostro amore. Coloro, che oggi, per causa tua, non avranno più una madre. E forse, dopo ciò che hai fatto, non avranno nemmeno più un padre. Non ti chiedevo tanto: solo un po’ d’amore e di tranquillità”.

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