Un delitto efferato. Dieci coltellate alla ex compagna alla presenza del figlio di 2 anni. Definirlo femminicidio stavolta è riduttivo perchè in questa storia avvenuta a Palermo ci sono molti elementi che fanno accapponare la pelle. Rosy Bonanno, 26 anni, si era rifugiata nella casa dei genitori per sottrarsi alle minacce di Benedetto Conti, 10 anni più vecchio. Ma ieri l’uomo ha approfittato della momentanea assenza dei genitori di Rosy e l’ha raggiunta uccidendola senza pietà: qualche ora dopo è stato arrestato a Villabate dopo aver tentato invano di togliersi la vita (ha raccontato di aver ingerito del veleno per topi).

Ciò che colpisce è che i genitori di Rosy sostengono di aver presentato insieme alla figlia ben sei denunce per stalking e minacce e di aver fatto presente alle forze dell’ordine la situazione di costante pericolo informando anche gli assistenti sociali. L’ordine di tornare insieme a lui e la pretese di tenersi il bimbo: continue ed estenuanti richieste a cui la donna non ha voluto piegarsi e che hanno portato l’uomo alla follia più totale.

Sull’uscio di casa di via dell’Orecchiuta nella borgata di Villagrazia, la madre di Rosy parla di “delitto annunciato” affrontando le telecamere con rabbia e propositi di vendetta ma anche tanta lucidità: “Si sapeva che prima o poi sarebbe finita così – urla in dialetto Teresa Matassa -. L’assistente sociale, la polizia sapevano tutto, sapevano che mia figlia era in pericolo. Abbiamo raccontato delle violenze e delle intimidazioni subite negli ultimi due anni. Ora che mia figlia è morta venite tutti qui. Ma mia figlia ce l’avete tutti sulla coscienza. Questa non è giustizia”.

A gennaio Rosy aveva troncato la relazione con il compagno violento ma da quel momento la situazione è precipitata: “Ci ha bruciato la macchina, ci ha lasciato una bottiglia piena di benzina davanti alla porta di casa, ci ha rotto i vetri. Una vita impossibile. Voleva per forza che Rosy tornasse con lui, la ricattava per via del figlio”. Dolore, strazio, rammarico con la povera Rosy consapevole di essere in pericolo e con la sensazione (quanto assurda tanto reale) di essere completamente sola in questa battaglia segnata in partenza.

Sulle sei denunce presentate per stalking e minacce la polizia fornisce una versione diversa: “Da controlli nel registro generale delle notizie di reato abbiamo accertato che la signora Rosy Bonanno aveva denunciato due volte, una nel 2010, l’altra nel 2011 - hanno affermato in serata il procuratore di Palermo Francesco Messineo e l’aggiunto Maurizio Scalia, che coordinano l’inchiesta sull’omicidio -. Entrambe le denunce furono archiviate dal gip su richiesta della Procura perché la signora, risentita dagli inquirenti, minimizzò i fatti e in un caso ritirò la querela sostenendo che i dissidi erano cessati e che si era riconciliata con Conti. Ci riserviamo di fare ulteriori accertamenti ma allo stato dalle ricerche, fatte col doveroso scrupolo, è emerso questo”.

Carmine Mosca, capo della Omicidi della Squadra mobile, racconta: “La tartassava, andava ogni giorni da lei, non si fermava davanti a nulla. Ma purtroppo i provvedimenti che seguono alle denunce di stalking sono molto blandi, siamo i primi noi a riconoscerlo”. La custodia cautelare è prevista solo per i casi più gravi. Quello di Conti non era ritenuto tale. Almeno su questo forze dell’ordine, autorità giudiziarie e cittadine dovrebbero interrogarsi e assumersi qualche responsabilità.

(foto by InfoPhoto)