Dopo l’elezione di Donald Trump come nuovo Presidente degli Stati Uniti, si sono scatenati varie manifestazioni e sit-in molte città americane, a partire da Miami, passando per Filadelphia, Columbus e New York. In molti casi i manifestanti hanno bloccato temporaneamente alcune strade senza però provocare nessun incidente.

Ieri purtroppo, dopo la terza notte di proteste sempre sotto lo stesso slogan “Not my President“, a Portland nell’Oragon è dovuta intervenire la polizia e le stesse forze dell’ordine hanno comunicato attraverso Twitter che un uomo è rimasto ferito da un colpo di pistola. Per questo motivo gli agenti hanno invitato tutti i cittadini a lasciare immediatamente la zona, sollecitando i testimoni a presentarsi per riferire sull’accaduto. Secondo quanto riferiscono i media americani, il colpo sarebbe esploso mentre i manifestanti attraversavano il Ponte Morrison ma ancora non si conoscono le dinamiche specifiche dell’incidente. Intanto Trump, in un’intervista al “Wall Street Journal”, ha affermato che la sua priorità sarà quella di consolidare l’unità del Paese, seguendo anche i consigli del Presidente uscente Barack Obama:

Dobbiamo unire il Paese. Voglio un Paese unito. Le mie priorità sono la sanità, i posti di lavoro, il controllo delle frontiere e la riforma delle tasse”.

Seguendo questa logica il nuovo leader degli Stati Uniti si è addirittura impegnato con gli elettori con un ‘contratto’ di 18 punti da sviluppare nei primi 100 giorni di presidenza, così come all’epoca fece Berlusconi in Italia. Proprio tra i passaggi salienti del suo programma, alcuni argomenti hanno scatenato l’indignazione del popolo americano, a partire dalla rinegoziazione o il ritiro dall’accordo commerciale Nafta tra Usa-Canada-Messico, la deportazione di oltre due milioni di immigrati e la cancellazione dei visti con i Paesi che non li rivogliono, la rinuncia dell’accordo transpacifico.