Amedeo Mancini, il principale sospettato della morte di Emmanuel Chidi Nadmi è stato posto in stato di arresto dalla polizia di Fermo con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

A Mancini viene contestata anche l’aggravante della finalità razzista, per la quale vi è la possibilità concreta di un inasprimento della pena: ad annunciarlo è stato il ministro dell’Interno Angelino Alfano in persona.

Il rifugiato nigeriano che nella giornata del 5 luglio era stato vittima di un pestaggio dopo aver difeso la compagna Chinyery, insultata con epiteti razzisti. Per la donna è stata predisposto immediatamente lo status di rifugiata.

In questo modo è stata accolta la richiesta del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che all’indomani del terribile delitto si era detto “addolorato dal gravissimo episodio di intolleranza razziale” aveva chiesto che venisse prestata alla vedova ogni forma di necessaria assistenza. La donna si troverebbe però praticamente sola in Italia, non avendo né familiari né amici ai quali rivolgersi, per quanto al momento sia ospite di una struttura d’accoglienza assistita da medici e alcune suore.

Conosciuto come un ultrà della squadra di Fermo, titolare di un’azienda zootenica e proprietario di circa cinquanta tori, Andrea Mancini era già noto alla polizia per alcuni gesti di violenza sugli spalti degli stadi di calcio per i quali aveva già ricevuto in passato un provvedimento di Daspo partito dalla Questura di Ascoli Piceno.

Impegnato da lungo tempo nel sociale con innumerevoli iniziative a favore dell’accoglienza di migranti, tossicodipendenti e poveri, Don Vinicio Albanesi, che è stato contattato anche da Matteo Renzi per una telefonata di solidarietà, ha raccontato che la morte di Emmanuel è stata “una provocazione a freddo”.

L’omicidio, prosegue, proverrebbe dallo stesso ambiente “delle bombe davanti alle chiese di Fermo“: il riferimento è alle quattro chiese della Diocesi davanti alle quali sono stati trovati ordigni esplosivi negli ultimi mesi. Si pensa appunto che si tratti di intimidazioni proprio per l’attività di assistenza ai migranti per cui è famosa Fermo.

Purtroppo a soffiare sul fuoco vi sono stati oggi anche i rappresentanti della Lega Nord, i quali attraverso il portavoce Tony Iwobi, pur avendo condannato l’omicidio, hanno fatto riferimento al “rischio bombe sociali”, per poi ribaltare del tutto la questione: “Nessun rispetto delle regole e apertura indiscriminata a tutti i clandestini alimenta anche episodi di razzismo. L’unica risposta seria a questo fatto di violenza è una politica migratoria seria e quindi non il disastro perpetrato finora da Renzi, Alfano e Boldrini. Respingimenti per i clandestini e asilo a chi scappa davvero dalle guerre.