Il 19 marzo, lo sanno tutti, è la Festa del papà. Non è vero, in molti Paesi si festeggia un po’ quando gli pare. In genere, la ricorrenza viene utilizzata da figli scaltri, per imbonire, con piccole lusinghe, l’austero genitore e ottenere, almeno per un giorno i suoi favori.

Certo, bisogna spremersi ben bene le meningi per trovare un dono adatto, magari low cost e, perché no, last minute. Per una donna te la cavi con un fiore ma un uomo? Soprattutto di una certa età, perché finché sei piccolo basta un disegno colorato e la scritta, incerta, papà, per commuovere o una bella poesia recitata mettendo in mostra gli incisivi mancanti. Per una bimba basta sussurrare, ruffiana, all’orecchio, “papà, sei l’uomo migliore del mondo”, per mandarlo in brodo di giuggiole. Quando ero bambina, mi venne in soccorso il gagliardo Gianni Morandi con il 45 giri Sei forte papà. E’, comunque, un evergreen, la lacrima è assicurata. Probabilmente, oggi, lo scaricate da iTunes.

Nel periodo dell’adolescenza, è un classico, la cravatta: ed ecco che, magicamente, gli armadi dei papà, ancora giovincelli, si riempiono delle fogge e dei colori più astrusi e, il mattino dopo, sono costretti a indossare l’orrido accessorio per andare in ufficio, dove saranno preda del pubblico ludibrio, insieme ai loro colleghi, altrettanto fortunati. Una volta regalai a mio padre una cravatta verde con ricamato Bugs Bunny. Il giorno dopo aveva una riunione. Si giustificò dicendo: “ho una figlia un tantino originale”.

Nel periodo dell’università siamo tutti più colti e consapevoli, così arriva il trip del libro che ti fa svoltare che, anche, il babbo deve leggere. Un tempo, in quasi tutte le librerie, erano disponibili le favolose edizioni della Newton and Compton a 1.000 lire, quelle più corpose a 4.900 lire. Da poco, però, sono rispuntati classici e nuove uscite, sempre della medesima casa editrice, a 0,99 centesimi. Mi pare un ottimo investimento e il figurone è garantito, a patto di coprire il prezzo, in bella evidenza sulla copertina, con enormi etichette.

Nell’età adulta, complice la vita frenetica, il pezzo più gettonato è la zeppola di San Giuseppe. Un bel vassoio assortito e la felicità del babbo è assicurata. Il dolce, originario della Campania, ormai è stato esportato in tutta Italia. La prima ricetta risale al 1837, non si sa se per mano delle suore della Croce di Lucca, dello Splendore o di San Gregorio Armeno. Comunque, sempre a Napoli stavano, dove la cucina non lesina sul sapore: ed ecco una specie di frittella con un buco al centro, spolverata di zucchero a velo, ripiena di crema pasticcerà con in cima, qui è il caso di dirlo, la ciliegina sulla torta, una bella amarena sciroppata.

La Festa del papà, nasce nel XX secolo per par condicio a quella della mamma. Ebbene sì, per una volta le donne sono arrivate prima degli uomini e loro hanno dovuto chiedere la pari opportunità di festeggiare. Il primo 19 marzo fu celebrato nel 1908, ma era il 5 luglio, in una chiesa metodista di Fairmont in Virginia. Sonora Smart Dodd, di Spokane, nello stato di Washington, chiese di ufficializzare la festa il 19 giugno 1910, mese in cui cadeva il compleanno di suo padre, veterano della guerra di Secessione.

Negli Usa, come nella maggior parte dei Paesi del mondo si celebra la terza domenica di giugno. In Russia si celebra il 23 febbraio, festa dei Difensori della Patria; in Danimarca il 5 giugno, giorno della Costituzione; in Corea del Sud l’8 maggio, Giorno dei genitori. Nei Paesi di tradizione cattolica, come l’Italia, la Spagna, il Portogallo, tanto per citarne alcuni, si è scelto il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, padre putativo di Gesù.

Proprio oggi, il nuovo Papa Francesco si è insediato ufficialmente sulla Cattedra di Pietro. Del resto, fu Gesù a dire al suo apostolo prediletto “su di te edificherò la mia Chiesa”. Quale giornata migliore, per il Pontefice, per ribadire di essere il padre di tutti.