Nel giorno della Festa della Donna tre storie tragiche ma con un lieto fine. Se così si può definire quando i contorni della giustizia vengono ristabiliti, in qualche modo, anche se rabbia, dolore e paura restano.

Alla sala operativa del 113 arriva una telefonata concitata, “correte, papà sta picchiando mamma”. Dall’altro capo del telefono la voce di un ragazzetto di 12 anni. Siamo in una casa della periferia milanese. Ciro Amendola, operaio campano 39enne, pregiudicato, sta aggredendo la compagna di 33 anni, madre dei loro 3 figli, una ragazza di 17 anni e 2 maschietti di 12 e 11 anni. Non è la prima volta che la furia dell’uomo si scatena sulla donna, con cui convive da 18 anni. In passato l’ha minacciata, più volte, di darle fuoco e ammazzare la prole.

Le vittime di femminicidio, nel 2012, sono state 124, con le proprie madri, però, sono morti, anche, 8 figli, facendo salire il macabro bilancio a 132 omicidi. Il 12enne protagonista di oggi ha preso coraggio e ha fermato la mano del suo aguzzino, quella di suo padre. Quando gli agenti arrivano nell’abitazione della famiglia, Amendola, prima minaccia di prenderli a schiaffi, poi apre il cancello. Quando salgono le scale li aggredisce ma finisce in manette per maltrattamenti in famiglia.

La compagna è stata trasportata all’ospedale Niguarda, con il volto e una spalla tumefatti. Se la caverà in pochi giorni. Già nel 2011 la donna aveva denunciato Amendola, condannato a 1 anno e 2 mesi con pena sospesa. Non sono ancora chiari i motivi del pestaggio. Molto spesso, non ci sono nemmeno. Riuscirà questa mamma a salvare se stessa e i suoi figli dal suo aguzzino, questa volta? O qualche giudice lo lascerà, nuovamente, a piede libero?

Non si è dato per vinto, Cristian, il figlio di Gianna Baroni, la 65enne travolta sulle strisce in via Tertulliano, a Milano, la sera dell’8 dicembre scorso. In compagnia di un’amica stava andando a mangiare una pizza quando, mentre attraversavano la strada, vengono investite da un furgone bianco che si dilegua nel nulla. Gianna batte la testa e cade in coma, l’amica si salva con qualche contusione ma rimane sotto shock. Dopo 5 giorni Gianna muore e per Cristian e la sua famiglia è un Natale amaro e pieno di rabbia. Deve trovare l’uomo che, così vigliaccamente, ha ammazzato sua madre.

Sulla borsa della vittima restano le tracce della vettura del pirata della strada. Indaga la squadra interventi speciali della Polizia locale meneghina che, incrociando una serie di dati, compresi il colore della vernice del furgone e i filmati delle telecamere di sicurezza sparse in zona, risalgono al conducente, un italiano di cui non viene svelata l’identità. Oggi l’arresto e un sospiro di sollievo da parte di Crisitan. Nessuno gli restituirà sua madre ma, ora, il colpevole ha un nome e un volto.

Ci spostiamo a Torino. All’ospedale Regina Margherita. Da 6 mesi, giace in un lettino Emma, 3 anni e mezzo, affetta da una malformazione cardiaca, da un anno viene tenuta in vita da una macchina. Per alleviare le sue sofferenze, settimana scorsa, con uno strappo al regolamento, ha ricevuto la visita del suo cane Black, 26 kg di amore puro per la sua piccola padroncina.

Il futuro di Emma era incerto fino a stanotte, quando dal Gaslini di Genova arriva un cuore nuovo di zecca, batteva in un bimbo di 5 anni, morto per encefalite acuta. Ora batterà nel petto di Emma. L’operazione, nella notte, è andata a buon fine e la piccola è assistita dai genitori nel reparto di rianimazione. Non è ancora fuori pericolo, purtroppo quando si parla di trapianti il percorso è lungo e, in alcuni casi, tortuoso, ma ha fatto un passo avanti da gigante. Intanto Black l’aspetta a casa, per giocare.