La Giornata Internazionale della Donna (comunemente conosciuta come “Festa della donna”) ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, come anche le discriminazioni e le violenze di cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.

Ma da dove nasce questa ricorrenza? Per scoprirlo dobbiamo andare a ritroso di circa un secolo, dritti al cuore del movimento delle “sufragette”. A seguito della fondazione, ad opera di Emmeline Pankhurst, dell’Unione sociale e politica delle donne (1903), durante VII Congresso della II Internazionale socialista – Stoccarda 1907 – a lungo si discusse sulla questione femminile e venne votata una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne». Quello stesso anno, durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste, si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, L’uguaglianza, divenne l’organo dell’Internazionale delle donne socialiste. Fu poi Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908, la conferenza tenuta dal Partito socialista di Chicago: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna. Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. A seguito della conferenza, il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima ufficiale giornata della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909. L’iniziativa del Woman’s Day fu ripetuta anche l’anno seguente e nell’estate del 1910 la questione fu portata all’attenzione del VIII Congresso dell’Internazionale socialista, organizzato a Copenaghen.

Non fu qui però raggiunto un accordo formale sull’istituzione di una giornata uguale per tutti dedicata alle donne, così negli Stati Uniti il Woman’s Day continuò a tenersi l’ultima domenica di febbraio, mentre  in alcuni paesi europei la giornata della donna si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911, data scelta in memoria del 19 marzo 1848, quando, durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette riconoscere la potenza del popolo armato e  promettere il riconoscimento del diritto di voto alle donne. In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi e in Russia si tenne invece  per la prima volta a San Pietroburgo il 3 marzo 1913, su iniziativa del Partito bolscevico.

Le celebrazioni furono poi interrotte dalla Prima guerra mondiale, finché a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917, le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi incoraggiò successive manifestazioni che portarono al crollo dello zarismo, così l’8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l’inizio della «Rivoluzione russa di febbraio». Per questo motivo il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, fissò all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia».

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta nel 1922, per iniziativa del Partito comunista. Nel 1944 si creò a Roma l’UDI, Unione Donne in Italia, cui dobbiamo l’iniziativa di celebrare nuovamente, l’8 marzo 1945, la giornata della donna nelle zone dell’Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all’ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l’8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l’Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo. Nel 1959 le senatrici Luisa Balboni, Giuseppina Palumbo e Giuliana Nenni, presentarono poi una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l’iniziativa cadde nel vuoto. Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell’opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista. L’8 marzo 1972 la manifestazione della giornata della donna si tenne a Roma: un folto reparto di polizia piantonava la piazza nella quale poche decine di manifestanti invocavano “legalizzazione dell’aborto”, “liberazione omosessuale”, “matrimonio = prostituzione legalizzata” e che non fossero «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l’intero processo della maternità». Slogan che sembrarono intollerabili e la polizia caricò e disperse le manifestanti.

Il 1975 fu poi designato come “Anno Internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite e l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell’anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell’8 marzo la giornata dedicata alla donna. Due anni dopo, nel dicembre 1977, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale”. Adottando questa risoluzione l’Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese.

Nel breve volgere di pochi decenni però, causa la connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l’isolamento politico della Russia e del movimento comunista e le vicende della II guerra mondiale, la memoria storica delle reali origini della manifestazione andò perduta e già nel secondo dopoguerra presero circolare fantasiose versioni. Non è per esempio vero che, come riporta una nota “leggenda metropolitana”, l’8 marzo voglia ricordare la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton avvenuto nel 1908 a New York, una tesi insostenibile poiché, come hanno dimostrato numerose ricerche effettuate tra gli anni settanta ottanta, il fatto non è mai accaduto! Plausibilmente quest’erronea versione dei fatti si riferisce invece ad una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, ma che nulla ha a che vedere con le celebrazioni dell’8 marzo, anche se i mass media continuano a propinarci l’ormai conclamata versione di fantasia. Sgombriamo quindi il campo da equivoci: l’8 Marzo non ricorda il fantomatico incendio a New York della fabbrica “Cotton”, così come non è dedicato a commemorare la dura repressione subita dalla operaie tessili che manifestarono a New York nel 1857.

Vero è invece che, seppure numerose siano state le conquiste del secolo scorso (diritto di voto attivo e passivo, la legge nazionale che ha dato vita agli asili nido, i consultori familiari, la riforma del diritto di famiglia, l’istituzione della commissione sulle pari opportunità, i congedi parentali, … ) ancora ampio rimane il gap tra i sessi. Cifre e numeri ci tratteggiano ancora una società fortemente sbilanciata: una ricerca sul Global Gender Gap (2012) pone infatti l’Italia all’80° posto su 135 nazioni e, se si considera l’indice relativo alle pari opportunità in ambito economico, il Bel Paese scende addirittura al 101° posto. Altrettanto allarmanti sono i risultati del sondaggio condotto a livello europeo dall’Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali, e pubblicati di fresco vista della Giornata Internazionale della Donna: le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale dall’età di 15 anni sarebbero ben 62 milioni […] L’Italia si piazza al diciottesimo posto con il 27% dei casi di violenza sulle donne. In Scandinavia le percentuali più elevate: in Danimarca siamo al 52%, in Finlandia al 47%, in Svezia al 46% e in Olanda al 45%.

E’ evidente che il lavoro da fare è ancora lungo, le campagne di sensibilizzazione e l’introduzione di nuovi reati come lo stalking sono certamente un buon punto di partenza e, nonostante le critiche mosse da più parti ad una ricorrenza come quella dell’8 marzo, ben venga una giornata interamente dedicata all’argomento, con iniziative ed eventi da una parte all’altra del Mondo.