Dietro alla celebrazione dell’8 dicembre c’è una storia antica, ma, prima ancora, un diffuso errore da sfatare:  contrariamente a quanto molti erroneamente credono, l’Immacolata Concezione non riguarda il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria, bensì la concezione della Beata Vergine Maria nel grembo di Sant’Anna.

La ricorrenza, nella sua forma più antica, risale al settimo secolo, quando le chiese d’Oriente iniziarono a celebrare la festa della Concezione di Sant’Anna, la madre di Maria. La celebrazione è quindi giunta in Occidente generando una lunga controversia teologica. Il complesso dibattito che ne è scaturito si articolava principalmente attorno alla questione del peccato originale. In Occidente erano in molti a sostenere che Maria non avrebbe potuto essere senza peccato, se non fosse stata salvata dal peccato originale al momento del suo concepimento. Altri, invece, tra i quali anche San Tommaso d’Aquino che seguiva la scia di Anselmo da Canterbury, sostenevano che Maria non avrebbe potuto essere riscattata se non fosse già stata senza peccato originale. La risposta all’obiezione di San Tommaso d’Aquino è stata data da un altro grande studioso medievale, Giovanni Duns Scoto, il quale sostenne che Dio, nella sua prescienza, sapendo quale sarebbe stato il destino della Vergine, l’aveva redenta al momento del suo concepimento, piuttosto che (come tutti gli altri cristiani) nel Battesimo. Maria non fu, dunque, concepita nel peccato originale e poi redenta, ma fu concepita senza peccato originale. Dopo la difesa Duns Scoto, la festa fu quindi estesa a tutto l’Occidente ad opera di Papa Sisto IV,  il quale, nel 1483 minacciò di scomunica coloro che si opponevano alla dottrina dell’Immacolata Concezione. Entro la metà del XVII secolo, all’interno della Chiesa cattolica ogni opposizione alla dottrina era scomparsa e “l’Immacolata Concezione” fu dichiarata ufficialmente un dogma della Chiesa l’8 dicembre 1854, da Papa Pio IX.

Facendo un passo indietro e allargando il nostro campo di ricerca, è possibile però notare come l’8 dicembre si una data importante per diverse culture e tradizionalmente legata nei secoli ad un giorno di festa. Gli antichi egizi celebravano in questo giorno Nieth di Sais, dea guerriera raffigurata con arco e frecce, protettrice della caccia ma anche della morte, in seguito assimilata da greci e romani ed incarnata nella figura della dea Diana ed Atena. Sempre l’8 dicembre, in Grecia avevano luogo i festeggiamenti in onore della dea Dike (o Astrea), figlia di Zeus e Tami, conosciuta come una delle tre Ore (Eunomie, Dike e Eirenie) vergine protettrice della giustizia, dei tribunali ed inflessibile punitrice dei delitti; mentre al tempo dei nostri predecessori romani, l’8 dicembre cadeva un’importante festività che celebrava l’anniversario della nascita del tempio di Tiberinus (o Fater Tiberinus) sull’isola Tiberina. La leggenda racconta che Tiberio, figlio di Giano e Giuturna, descritto da Virgilio come un vecchio dio canuto e dal capo ornato di corna, cadde per impudenza nel Tevere ove malauguratamente annegò donando il suo nome al fiume. Il suo spirito si trasferì così nelle acque stesse, ove riversò la sua rabbia e violenza rendendone il corso tortuoso ed impetuoso. Ecco dunque che i Tiberinalia fungevano da cerimonie per la purificazione e benedizione delle acque e delle sorgenti, nella speranza di mantenere pacifico il rapporto con lo spirito che le abitava.

Altra tradizione millenaria giunta fino ai giorni nostri dall’età pre-romanica sembra essere la Notte dei Faugni (dai rituali pagani Fauni Ignis) che si svolge ogni anno all’alba dell’8 dicembre nella città di Atri, in  Provincia di Teramo. Vengono qui accesi diversi falò, portati poi in processione per le vie della città in segno di purificazione. Un rituale che rimanda al mondo contadino, agreste, medievale o persino pagano, condiviso da molte tradizioni, italiane e non, collegate alla festa dell’Immacolata Concezione. In molte culture la festa più importante dell’Avvento, l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, rievoca infatti l’antichissimo rito dell’accensione dei falo’. Una tradizione che risale all’VIII secolo, e si ricollega alla particolare festività chiamata la “Concezione di Sant’Anna”, ispirata al vangelo conosciuto come “Protovangelo di Giacomo”,poi passata in Occidente trasformandosi in quella in onore della Vergine. Nell’occasione si compivano rituali legati al tema della purificazione, ecco perché protagonista assoluto di questo giorno e’ il fuoco che rappresenta la rigenerazione periodica della natura. Accendere dei grandi falò davanti le chiese o lungo le strade che saranno il tragitto della processione dell’Immacolata e’ tutt’ora tradizione di molti comuni italiani in Basilicata, Puglia , Calabria, Molise, Abruzzo e Toscana, dove il falò conserva un alto valore socializzante. Il rito dell’accensione di fuochi doveva esorcizzare la paura dell’inverno e donava fertilità della terra.  Era attribuito un significato specifico perfino al suono prodotto dall’ardore delle fiamme: scoppiettii e una fiamma consistente erano di buon presagio, come anche il vento che soffia da nord, a preannunciare una buona annata.

Una festa dunque caratterizzata da una forte dimensione collettiva e legata al carattere purificatore del fuoco il quale, oltre a riscaldare la Madonna nel passaggio verso Betlemme, allontanava le forze del male, soprattutto in un periodo dell’anno cruciale per la semina dei campi, le cui tradizioni sono ancora riconoscibili in diverse zone rurali; diversamente la festa si è arricchita di più specifici e spiccati connotati in altre aree.

Se a Milano la ricorrenza si fonde con quella la festa di Sant’Ambrogio patrono, in provincia di Cosenza viene celebrata attraverso la convivialità, con l’apertura del vino nuovo e prelibatezze portate in dono da amici e vicini di casa. In provincia di Bari, le celebrazioni durano invece nove giorni: tra il 29 novembre e il 7 dicembre vengono eseguiti particolarissimi canti, mentre l’8 si depongono corone di fiori ai piedi della statua della Madonna.

C’è però una tradizione che unisce tutta la penisola, da nord a sud, ed è quella di dedicarsi in questo giorno di festa all’allestimento dell’albero di Natale. Tale usanza, di origine pagana – legata al tema dell’albero come simbolo della vita – è stata assimilata, probabilmente a partire dalla Germania, nel XVI secolo. Diventata una tradizione tipicamente protestante, l’albero, già da tempo presente nella maggior parte delle case italiane, è stato poi ufficialmente incluso nella tradizione cattolica durante il pontificato di Giovanni Paolo II,  con l’allestimento del grande albero di Natale in piazza San Pietro, a Roma.

Insomma, in qualsiasi modo vogliate festeggiare questo giorno, una cosa è certa: da oggi è impossibile sfuggire alla magia del Natale che si avvicina!

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