Uno show per impressionare una platea amica, ma non del tutto; messaggi agli avversari dentro e fuori dal partito. Matteo Renzi è salito sul palco di Bologna per chiudere simbolicamente la festa dell’Unità rovesciando frasi millenarie per cercare di chiudere la bocca ai critici. “Il Pd è la speranza per l’Europa della crescita e non del rigore, un’Europa più vicina al lavoro e meno ai tecnicismi”.

L’Europa, innanzitutto: “Al prossimo presidente della Commissione Ue Juncker, chiederemo su cosa investire i 300 miliardi per la crescita. E chiederemo che siano scomputati dal patto di stabilità. Noi sappiamo su cosa investire: edilizia scolastica, rete ad alta velocità, opere contro il dissesto del territorio“. Il presidente del Consiglio ne ha anche per il potere bancario: “Le banche devono mettere in circolo liquidità per la ripresa“.

La grande guerra che si prepara contro i sindacati degli statali: “Dire che gli aumenti contrattuali devono essere concessi in base alla qualità del lavoro e non all’anzianità significa dire, per me, una cosa di sinistra“. Gli 80 euro: “Dietro il bonus Irpef di 80 euro, c’è un’idea di giustizia sociale. Chi critica gli 80 sono gli esperti della prima Repubblica“.

Pesante stoccata al Movimento 5 stelle: “La politica estera del Movimento 5 Stelle non ci fa sorridere, ma ci preoccupa. Il deputato Alessandro Di Battista dice di voler dialogare con i terroristi islamici e non voleva dialogare col Pd di Bersani“. Il numero finale: “Noi l’Italia la cambiamo davvero. Chi siamo noi per lamentarci soltanto? Recuperiamo lo spirito dei nostri nonni e ricostruiamo il Paese. Basta gufi. Io non mollo di un centimetro. In ballo non c’è il mio destino personale, ma quello dell’intero paese“.

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