La festa di sant’Agata costituisce una delle prime celebrazioni religiose a livello mondiale, tanto da essere inserita dall’Unesco nella lista dei Beni Antropologici Patrimonio dell’Umanità. Si ripete da 5 secoli con grande partecipazione e coinvolgimento popolare, soprattutto da parte dei catanesi, che ogni anno celebrano la santa patrona dal 3 al 5 febbraio e il 17 agosto. Mentre la prima ricorrenza ne rievoca il martirio, la seconda ricorda il ritorno a Catania delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace, quale bottino di guerra, e dove rimasero per 86 anni.

Esponente di una famiglia patrizia catanese, la giovane Agata nacque nei primi decenni del III secolo. Verso i 15 anni volle consacrarsi a Dio e il vescovo di Catania accolse la sua richiesta imponendole il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Il proconsole di Catania, Quinziano, presto però se ne invaghì e in forza dell’editto di persecuzione dell’imperatore Decio l’accusò di vilipendio della religione di Stato, quindi ordinò che la portassero al Palazzo pretorio. Qui i ripetuti tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero risultato, quindi, furioso, l’uomo imbastì un processo contro di lei. Interrogata e torturata Agata resisteva nella sua fede: la leggenda vuole che Quinziano, al colmo del furore, ordinò che le venissero strappati i seni (la vediamo infatti spesso rappresentata con i due seni posati su un piatto), ma la giovane, dopo una visione di S. Pietro apostolo, fu guarita. Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale, viste le ferite rimarginate, ordina che la giovane venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate. A questo punto, secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni (ma non il velo che portava), un forte terremoto scosse la città facendo crollare il Pretorio sui suoi due carnefici, consiglieri di Quinziano. La folla dei catanesi, spaventata, si ribellò quindi all’atroce supplizio della giovane vergine, così che il proconsole fu costretto a togliere Agata dalla brace. Riportata agonizzante in cella, morirà qualche ora dopo. Correva l’anno 251 d.C.

Il 5 febbraio 252, esattamente un anno dopo, una violenta eruzione dell’Etna minacciò Catania e molti, tra  cristiani e pagani, corsero al sepolcro della giovane per opporre alla lava il miracoloso velo che lo ricopriva.  Nuovamente immune alle fiamme, il velo arrestò la colata di fuoco. Da allora s. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e gli incendi.

Subito prese ad essere venerata da gran parte della popolazione, anche di religione pagana. Da qui si sviluppò il culto di Agata, che ebbe enorme diffusione anche fuori dalla Sicilia, tanto che ben presto il papa la elevò alla gloria degli altari.

Per quanto attiene invece la festa vera e propria è molto difficile stabilire quale fu l’anno di inizio delle celebrazioni. Secondo alcune testimonianze ancora prima della nascita di Agata veniva celebrata una festa pagana durante la quale un simulacro di una vergine veniva portato in processione per le vie della città. Un’altra tradizione viene riportata da Apuleio ne “Le metamorfosi”, secondo la quale la festa della dea Iside nella città greca di Corinto avrebbe molti punti di contatto con la festa catanese. Nei secoli, difatti, le manifestazioni popolari legate al culto della santa richiamarono molto gli antichi riti precristiani alla dea Iside, per questo s. Agata con il simbolismo delle mammelle tagliate e poi risanate, assume una possibile trasfigurazione cristiana del culto della benefica Gran Madre. Ciò spiegherebbe anche il patronato di s. Agata sui costruttori di campane, simbolo, nei culti precristiani, del grembo della Mater Magna.

Sicuramente i primi festeggiamenti a sant’Agata, anche se non programmati, avvennero spontaneamente il 17 agosto 1126 quando le spoglie della Santa catanese, trafugate nel 1040, furono riportate in patria da due soldati, Gilberto e Goselino.

Inizialmente questi furono per lo più di natura liturgica e si svolgevano all’interno della cattedrale; soltanto nel 1376, anno di costruzione della vara (fercolo), in legno, si presume infatti che siano iniziati i festeggiamenti con la tradizionale processione per le vie della città. Alla festa puramente religiosa si affiancò quindi quella più popolare e in abbinamento alla processione della vara per le vie cittadine si inserirono spettacoli di natura diversa per intrattenere i fedeli che arrivavano da ogni parte della Sicilia.

Le sue reliquie sono oggi conservate nel duomo di Catania, in una cassa argentea, opera di celebri artisti locali, ma vi è anche il busto argenteo della “Santaituzza”, opera del 1376, che reca sul capo una corona, dono, secondo la tradizione, di re Riccardo Cuor di Leone.

Seppur più antica, la festa del 17 agosto si svolge in maniera ridotta rispetto ai grandiosi festeggiamenti di febbraio, ma attira comunque nel centro storico migliaia di fedeli, turisti e curiosi. Oltre alla messa in onore di Sant’Agata, nel tardo pomeriggio si svolge una breve processione con lo scrigno contenente le reliquie e il mezzobusto reliquiario.

photo credit: Leandro’s World Tour via photopin cc