Rieccoci al Festival del Giornalismo di Perugia. Alla sala Raffaello dell’Hotel Brufani si parla di fede e cyberteologia, con Luca De Biase (Il Sole 24 Ore), Antonio Spadaro (direttore La Civiltà Cattolica), Mario Tedeschini Lalli (Gruppo L’Espresso), Paul Tighe (Pontificio Consiglio Comun. Sociali). Piccola curiosità: quest’ultimo ha confermato di partecipare all’account Twitter del Papa, il celebre @Pontifex.
Ovviamente Dio non può mancare.

L’incontro è stato più interessante di quanto possa sembrare: non si è parlato affatto di roba da bigotti, ma di parallelismi significativi tra parole e significati tipici sia della Chiesa che di internet.
Il succo di questo incontro è che la teologia ha le categorie, i concetti, le idee per capire quello che avviene online. Assurdo? Non tanto.

Prima la Chiesa diceva NO a internet, perché era concentrata a salvaguardare le parrocchie, un po’ come le banche che dicevano no a internet per salvaguardare le filiali, come osserva Luca De Biase.
Ora non è più così: la Chiesa sa di avere un know how di comunicazione immenso, e si è accorta che molti termini del marketing e del web hanno un corrispondente nella teologia, perché si tratta di comunicare, di condividere, ma soprattutto di ascoltare, cioè raccogliere informazioni di ritorno (i cosiddetti feedback), e questo è esattamente ciò che le aziende cercano di fare su internet.

Pensate a Wikipedia, dove si donano informazioni senza pretendere niente in cambio: si dà un contributo all’enciclopedia online gratuitamente, perché è utile, perché è bene, perché è una bella cosa. Non serve spiegare che questo riguarda il dono, che è un concetto del cristianesimo legato alla carità.
Ancora, c’è soprattutto un’altra parola della Chiesa che richiama il fenomeno del web: ecumenismo, rivolgersi a tutti, fare qualcosa che sia di portata mondiale.

Potrei andare avanti a lungo, ma vediamo di concludere: la cosiddetta ‘rete’ esiste solo come dispositivo tecnico, ma non come esperienza di connessione DIVERSA, perché la connessione è una relazione, è qualcosa di già noto, di vero (non virtuale), che avviene tra persone. La rete come la intendiamo è fatta di cavi e di modem, ma l’esperienza della rete è semplicemente esperienza umana, comunicazione e ascolto.
Si può essere o non essere credenti, ma bisogna riconoscere che la Chiesa se ne intende di comunicazione, dialogo e comunione da duemila anni, e oggi, per forza di cose, ha qualcosa di interessante da dirci.