Forse Dio poteva fare una foto migliore, si, ma ha voluto tenere questa per mostrare quanta gente c’era, ed è riuscito a fotografare solo un pezzetto della Sala dei Notari.

Il mercoledì sera di Perugia è stato tempestato da tuoni, pioggia e grandine, e raggiungere la Sala dei Notari in centro alle 21 non era esattamente comodo, ma nonostante il maltempo Don Ciotti e Gian Antonio Stella hanno fatto il pienone. Sedie piene, spalti pieni e gente accalcata: anche questo è il Festival Internazionale del Giornalismo.

L’incontro dal titolo “Sulla corruzione. Da Mani Pulite a oggi cos’è cambiato?” toccava quei tasti dolenti della storia italiana a cui siamo abituati: la Terra dei Fuochi, le mafie, la corruzione, la cultura dell’illegalità in Italia. Storie che abbiamo sentito un milione di volte, ma che non colpiscono mai abbastanza.

La corruzione ci costa 60 miliardi all’anno; individualmente, sarebbero circa 1000€ a testa, perduti per pagare il mantenimento del sistema illecito. Una tassa occulta, e non solo: la perdita di credibilità all’estero diventa immediatamente una perdita economica.
1400 miliardi di dollari all’anno viaggiano in cerca di paesi in cui investire, e schivano puntualmente l’Italia: gli investitori sanno che non conviene portarli qui.

“Indignarsi ormai è di moda, non basta: bisogna agire di più”, ricorda Don Ciotti, mentre Gian Antonio Stella ripercorre la storia della corruzione italiana non da Mani Pulite, ma dalla nascita del Regno d’Italia, 150 anni di illeciti del potere, di affari con le mafie, di furbi che approfittano della marea di leggi e della confusione del sistema. Non è un luogo comune: in un secolo e mezzo non è cambiato niente.
La semplificazione delle leggi, se fatta bene, porterebbe dei vantaggi, ma nessuno finora ha voluto rendere davvero efficace il sistema. Corruptissima republica, plurimae leges, diceva Tacito.

La Chiesa stessa è stata complice di tutto questo. Don Ciotti ha detto di aver conosciuto l’uomo (che ora vive nel segreto) che portava personalmente valigie e valigie di soldi di Cosa Nostra in Vaticano.
Gian Antonio Stella ha riportato anche il parere della Chiesa Valdese, secondo cui la cultura cattolica, la tradizione delle indulgenze, l’assoluzione garantita dei peccati, hanno abituato gli italiani a vivere in un clima corrotto dove tutto è permesso, perché tutto è perdonato.

Sarà una teoria, non sarà definitiva e assolutamente vera, ma qui si tocca un punto importante, quello della responsabilità personale, della tendenza al compromesso e della “puzza di putrefazione”, come ha ricordato anche Papa Francesco, un tema che Don Ciotti usa per concludere.
Il corruttore ha sempre bisogno di un corrotto.”