Al Festival del Giornalismo ho scelto di seguire anche un panel un po’ tecnico, ma senza esagerare: “Data visualization: i dati si fanno belli e diventano informazione”, una riflessione con analisti ed esperti di data journalism per capire l’importanza dei dati che fornisce la rete, ma soprattutto dell’estetica delle rappresentazioni degli stessi.

Perchè ho trovato interessante una roba così noiosa? Per questo particolare dato fornito dall’ex CEO di Google Eric Schmidt: la quantità di dati prodotti dall’inizio della storia umana al 2003, oggi li produciamo ogni due giorni.
Un paragone sconcertante, eppure è così: la mole di contenuti prodotti dai social network (cioè dagli utenti che, come è noto, ora sono consumatori e produttori dei contenuti), e da tutta la macchina dell’informazione, è immensa, e gli analisti si trovano a dover lavorare con i cosiddetti big data, grandi, grandissime quantità di informazioni da studiare, analizzare, ordinare, ecc.

Si potrebbe osservare che in questa quantità abnorme di dati potrebbe esserci di tutto, anche tanta roba inutile e informazioni irrilevanti, ma questo è relativo: dipende ovviamente dal tipo di ricerca che si fa.
L’altra cosa che stupisce, però, sta nel modo di rappresentare i dati: nonostante l’aumento notevole di informazioni, non si è ancora fatto il salto di qualità nella rappresentazione. Ad oggi, infatti, rappresentiamo i dati come nel 1985, con lo stesso tipo di grafici, linee, schemi, ecc.

Può sembrare solo una questione tecnica, ma non lo è: saper trasformare il semplice dato numerico in qualcosa di visivamente utile, che comunichi efficacemente ciò che si deve comunicare, non è un lavoro da poco, e la componente estetica in questo caso si lega a quella pragmatica.
L’estetica della rappresentazione dei dati determina fortemente l’efficacia di questo lavoro: il dato si fa bello, come recita il titolo, perché si tratta di produrre una specie di opera d’arte, che comunichi immediatamente il risultato in questione.

L’importanza dell’estetica nella rappresentazione dei dati si comprende bene con una metafora sugli scacchi: il gioco in sé consiste in un continuo scambio di informazioni circa la posizione e l’elaborazione delle mosse, e se si fosse limitato a questo sarebbe stato noiosissimo, ma la forma delle pedine e il loro nome suggestivo (cavallo, alfiere, re, regina) hanno aggiunto tantissimo a questo gioco, rendendolo quello che è.