Qui a Perugia il clima sembra invernale, ma la pioggia non ha comunque fermato curiosi e giornalisti nel primo giorno del Festival Internazionale del Giornalismo.
La splendida Sala dei Notari era gremita di persone per l’atteso incontro con Corrado Augias, giornalista, scrittore e conduttore televisivo.

Augias, come è noto, si occupa spesso di cultura e questioni religiose da un punto di vista laico, e l’incontro di oggi infatti verteva sulla figura di Papa Francesco, “tra Cesare e Dio”, un titolo dal duplice significato che non poteva non attirare l’attenzione di Dio.
La rivoluzione che Papa Francesco porta nella Chiesa è interessante anche per i non credenti. Augias tira fuori un numero: secondo uno studio sul gradimento per questo Papa, più o meno l’85% degli interpellati sono favorevoli alla sua azione riformatrice.
Percentuali coreane, dice Augias.

In Vaticano, però, le cose sono ben diverse. Le discussioni con il cardinale Bertone in questi giorni lo ricordano: all’accusa di avere un appartamento troppo grande (700 mq), Bertone ha risposto che l’appartamento di Papa Francesco non è così piccolo come sembra.
Per Augias questa cosa avrà certamente un seguito.

In Vaticano, Bergoglio è visto come troppo innovatore, troppo veloce, e deve stare attento a non farsi troppi nemici. Il paragone con Cesare sta proprio a indicare i pericoli che potrebbe correre.
Papa Francesco, ricorda Augias, eredita una Chiesa che la gente sembra aver già dimenticato. La durezza del cardinale Ruini, ad esempio, oggi sembra lontana, ma Ruini è quello che non volle aprire le porte della chiesa per i funerali di Welby, per non farlo sembrare un segno di cedimento sul testamento biologico e sui temi del fine vita, che quindi si intrecciano inevitabilmente con la politica.

La riflessione a questo punto rischiava di diventare troppo complicata, e appunto sulla complessità dell’Italia Augias ha preferito chiudere: citando Benedetto Croce, ha detto “abbiamo avuto troppe storie per poterle racchiudere in una storia sola”.