Nel bel sabato di Urbino prosegue il Festival del Giornalismo Culturale, aperto ieri pomeriggio dalla lectio “non” magistralis di Beppe Severgnini.
L’editorialista del Corriere della Sera, parlando anche del suo nuovo libro La vita è un viaggio e gli italiani viaggiano soli, ha parlato del rapporto degli italiani con la cultura, che forse anche a causa del linguaggio da svecchiare è percepita come lontana e impegnativa (per questo ha ribadito che la sua lectio non è magistralis).
Gli inglesi, ad esempio, non hanno il termine cultura, non lo usano: loro dicono “the arts”, le arti. Più suggestivo, meno impegnativo.

Severgnini ha poi elencato le doti che deve avere un buon giornalista culturale: passione, chiarezza e generosità. Soprattutto la generosità è importante, nel senso della voglia di spiegarsi, di diffondere la cultura, di farsi capire. Se la gente non si interessa di cultura, la colpa è anche di chi non la sa trasmettere.
Gli stessi insegnanti dovrebbero diventare un punto di riferimento e di incoraggiamento, e guidare i giovani con gli strumenti della cultura, ma anche lasciando il giusto spazio alla paura di smarrirsi: “lasciamo che i giovani abbiano paura nel trovare la loro strada, non difendiamoli troppo. Così non confonderanno i mari con i porti”.

Il problema degli italiani, osserva Severgnini, è che non hanno più un riferimento collettivo, almeno in questa generazione.
In paesi come l’India o la Cina c’è ancora una grande “narrazione”, nel senso che i genitori, che sono passati dalla miseria al benessere, oggi sanno che i figli staranno meglio di loro: entrambi le generazioni percorrono lo stesso cammino in una visione comune.
In Italia non è così, la visione si è frammentata e la cultura sa di individualismo: ognuno di noi è diventato protagonista della propria narrazione, non c’è una visione comune, non stiamo viaggiando insieme.

Quanto alla tecnologia, all’informazione digitale e ai social, Severgnini spende ancora una volta belle parole per il web e per Twitter.
Nonostante tutti i difetti, la rete è una grande risorsa, e i giornali e chi si occupa di cultura non devono aver paura delle nuove piattaforme di informazione: i nuovi strumenti sono concorrenti, stimolano al cambiamento e all’adattamento, non sono nemici, e lo stesso Twitter, con le sue esigenze di brevità, sintesi e chiarezza, svolge una funzione quasi “igienica” nel pensiero.
Dal pubblico gli dicono che Twitter è un decespugliatore di informazioni.
Severgnini risponde che è un filo intermentale.