Ultima giornata di Festival del Giornalismo Culturale a Urbino.
Gli interventi del sabato sono stati tanti e tutti molto interessanti, anche se tra il pubblico (numeroso nonostante il bel weekend e il ponte del 25 aprile) serpeggiavano le solite critiche al settore: questi intellettuali che parlano di intellettuali non saranno un po’ autoreferenziali? La cultura è destinata a restare qualcosa di elitario, per pochi? Il mondo culturale non rischia di uscire dalla crisi a pezzi e sprecando un’ottima occasione di cambiamento?

Per quanto mi riguarda, la risposta me l’ha data non un professore, uno scrittore o un giornalista, ma una cantante. Una cantante lirica, per la precisione: Annamaria Chiuri, mezzosoprano che sabato sera ha intrattenuto gli ospiti del festival al Teatro Sanzio.
Annamaria era perfettamente consapevole del timore reverenziale che la lirica esercita su un pubblico “incompetente”: l’idea di dover ascoltare una sessione di lirica può spaventare, nessuno conosce bene i compositori e i brani, e tutti sono consapevoli che non capiranno parole, passaggi, profondità. Nulla.

Ecco, la cultura italiana ha lo stesso problema: è alta, eccellente, ha una grande reputazione, ma troppa solennità e sacralità. È questo che tiene lontano i pubblico dei non addetti ai lavori, e questo problema è stato segnalato sia da Beppe Severgnini che dall’editore Giuseppe Laterza, che domenica mattina ha parlato degli intellettuali che ascoltano poco, che usano la cultura come un sapere esclusivo, quelli che dicono solo “noi che abbiamo fatto il ‘68”, come a dire: voi umani non potete capire.

Gli intellettuali italiani, per usare una formula popolare, se la tirano troppo: non argomentano, non trasmettono, non comunicano; “nel mondo anglosassone sarebbero dei poveretti”, dice Laterza, e invece in Italia possono permettersi di non spiegare, di non argomentare, sono abituati a usare formule, frasi fatte, danno per scontato che tutti sappiano, e se non sanno è un problema loro.
Lontananza, esclusività, chiusura.

Perchè la cantante lirica di cui sopra mi ha dato la soluzione?
Perché Annamaria Chiuri, un’artista di tutto rispetto, con una sua reputazione, che avrebbe tutto il diritto di “tirarsela”, si è rivolta al suo pubblico e ha argomentato, ha spiegato, è venuta incontro a tutti, esperti e non.
Annamaria Chiuri ha una grandissima passione e conoscenza della lirica, ma la sua prima preoccupazione è stata rilassare il pubblico, metterlo a proprio agio. Tranquilli, non siete davanti a un mostro incomprensibile: questa è lirica, è arte, è una cosa bella fatta per le persone.
Non l’avete studiata? Meglio, così ve la spiego io, vi dico perché mi piace tanto, perché è una cosa bella, perché vale.
E poi ve la canto.

Ecco, direi che non c’è altro da dire.
L’unica cosa da chiedere agli intellettuali italiani, e sulla quale si potrebbe costruire magari il prossimo festival, è perché non hanno ancora capito una cosa così elementare.