Anche quest’anno a Urbino si svolge il Festival del Giornalismo Culturale, e anche quest’anno Dio è in missione per conto di Leonardo.it

Le domande sono sempre le stesse: perché un altro festival? E perché il giornalismo culturale?
Intanto perché, come si diceva anche lo scorso anno, gli italiani leggono poco, ma ascoltano volentieri gli autori, gli scrittori e gli intellettuali.
Inoltre, un festival così lega la cultura al territorio, promuove la coesione sociale e, mi permetto di aggiungere, aiuta tutti noi ad alzare la testa dallo smartphone.

Discutere di cultura e giornalismo, in questo 2014 di (forse) ripresa e cambiamento, significa ragionare sulla conoscenza come possibile investimento per il futuro.
Il premio Oscar vinto da La Grande Bellezza di Sorrentino dimostra che il resto del mondo è sensibile alla bellezza dell’Italia, pur con tutti i suoi paradossi, e a quanto interesse ci sia intorno a tutti i nostri beni culturali, anche in senso economico. Nonostante gli errori, la noncuranza, i tagli, ecc, il settore culturale italiano dà lavoro a un milione e mezzo di persone, con un indotto di 68 miliardi di euro all’anno.
Mai come ora si comprende quanto fosse sbagliata la frase di tremontiana memoria “con la cultura non si mangia”.

Aspettando le 16:30 di oggi con Lella Mazzoli e Giorgio Zanchini per l’apertura ufficiale dei lavori, ieri pomeriggio alla Montefeltro Libri è stato presentato il volume “I Cento Libri” del giornalista e critico letterario Piero Dorfles, che ha parlato di come lui stesso non riesca a fare a meno della lettura, “il più raffinato e formidabile esercizio di astrazione che gli uomini possano fare: trasformare un elemento scritto in un intero universo di fantasia”.

Dorfles ha selezionato i cento e uno libri entrati in quello che definisce “un patrimonio comune ineludibile”; l’uno in più è “La metamorfosi” di Kafka.
Il giornalista ha scelto quei libri che “è bene aver letto perché sono entrati a far parte dell’immaginario letterario collettivo”, e cita Svevo, Dickens, Conrad, Roth, Tolstoj, e ovviamente il recentemente scomparso Marquez, rimpiangendo quelli che ha dovuto togliere per rientrare nel numero, e ammettendo di aver inserito romanzi da lui poco apprezzati, perché ritenuti comunque utili e “imperdibili”.