Sulle note di Bella Ciao suonata dalla banda del paese, in questo 25 aprile soleggiato sta per cominciare il Festival del Giornalismo Culturale di Urbino, tre giorni di eventi e incontri con autori e intellettuali per discutere del presente e del futuro dell’informazione culturale.

Non mancheranno i riferimenti al web e al rapporto con la rete, con tutte le paure e le speranze che questo tema porta con sé.
Prima che comincino i lavori, Dio ha fatto qualche domanda agli organizzatori del Festival: Lella Mazzoli, Professore Ordinario di Sociologia della Comunicazione, direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di Urbino Carlo Bo e dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino, e Giorgio Zanchini, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico a Radio 3.

Rispetto all’anno scorso, ci sono più giorni, più ospiti, più incontri, più tutto.
Possiamo dire che il festival è in crescita?
Si, il festival è in crescita, il trend è positivo, anche se quest’anno rischiamo un po’ di più perché con il ponte del 25 aprile la città si è svuotata. Ma siamo ottimisti.
Parleremo molto dello studio sull’editoria e l’informazione condotto da Lella, che ha rilevato dati interessanti che vanno commentati. In particolare, si farà un focus sui dati che riguardano l’informazione culturale.

Quando si parla della situazione culturale italiana, sembra sempre di sentire un bollettino di guerra. Avete qualche buona notizia dal fronte?
La situazione non è rosea, ma tutto si muove. “Cultura” oggi vuol dire non solo libri, ma anche monumenti, viaggi e gastronomia: chi viene in Italia cerca questo, ci si informa sul web e non solo, e lo cercano anche gli italiani.
È interessante il dato sul modo di informarsi: chi si informa di cultura lo fa in modo slow, ovvero utilizzando in parte anche internet (ma solo per le informazioni basilari), dopodiché rimangono centrali i musei, le librerie, gli eventi, i giornali di approfondimento.
In rete l’approfondimento non c’è, e chi lo vuole lo cerca altrove.

Lo scorso anno Dorfles diceva che la democratizzazione della cultura non ha funzionato come ci si aspettava. Ora con internet, se possibile, è anche peggio: tutti hanno accesso alla conoscenza, ma cercano più che altro l’intrattenimento. Secondo voi il web è destinato a fare del male alla cultura, o ci sono margini di miglioramento?
Siamo fiduciosi: questa è solo una fase, e molte paure sono ingiustificate.
Un’utenza più matura in futuro userà certamente internet in modo più consapevole.