La domenica mattina del Festival del Giornalismo è soleggiata ma non tranquilla: ben presto arriva la notizia della sparatoria davanti a Palazzo Chigi e dei carabinieri feriti.
Alberto Matano del TG1 aggiorna il pubblico sulla notizia, mentre introduce l’incontro “L’Europa verso la disintegrazione?”, con Adriana Cerretelli (Il Sole 24 Ore), Enzo Moavero Milanesi (ministro Affari Europei), Gianni Pittella (vicepresidente Parlamento Europeo), Antonio Tajani (vicepresidente Commissione Europea), Marc Tarabella (parlamentare europeo).

Marc Tarabella, europarlamentare belga, si scusa subito per il suo italiano, anche se in realtà lo parla benissimo, forse meglio degli italiani, così gli ho mandato un tweet di solidarietà.
Il parlamentare europeo è preoccupato sulle sorti dell’eurozona e sul bisogno di cambiare criterio, sia in fatto di austerità, sia in fatto di politiche economiche, mettendo in guardia, ad esempio, sulle imprese che sfruttano la manodopera a basso costo dell’est, spostando la produzione e facendo della concorrenza sleale. Queste aziende, dice Tarabella, “distruggeranno l’Europa”.
Se l’eurozona vuole salvarsi, deve smetterla con la politica del rigore e investire subito nello sviluppo. In Giappone persino la destra ha deciso di investire nell’economia e nello sviluppo, pur avendo un grande debito. Dobbiamo prendere esempio.

Pittella concorda con il parlamentare belga e si schiera apertamente contro l’austerità, a favore di un’Europa con meno ingiustizie economiche. L’austerità a tutti i costi, dice, è stata una follia e continua ad esserlo. In conclusione al suo primo intervento, Pittella avanza una proposta audace, e forse irrealizzabile: l’abbattimento dei noti paradisi fiscali in Europa.

Adriana Cerretelli, del Sole 24 Ore, ribadisce che è anche questione di coraggio. I leader che seguono solo il loro elettorato non fanno scelte audaci, e questo impedisce il cambio di rotta dell’Europa. L’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, ricorda la giornalista, ha confessato di aver deciso di adottare l’Euro autonomamente e rischiando di perdere consensi, da solo: se avesse ascoltato i suoi elettori, sarebbe andata in modo completamente diverso.
Quali leader coraggiosi abbiamo, oggi?

Nel frattempo ho twittato ad Alberto Matano una domanda sull’aumento dei costi energetici in Europa, un argomento che nessuno stranamente prende mai in considerazione: dopotutto, se la vita costa di più e si ricorre all’austerità, è anche per questo motivo.
La risposta è stata affidata a Tarabella, il quale ha riferito di aver chiesto più volte al presidente della commissione europea Barroso cosa intende fare per le politiche energetiche, e di non aver mai ricevuto risposta.
La liberalizzazione dell’energia, ha proseguito, non è servita ad abbassare i costi, mentre sembra che la gestione pubblica, facendo dei paragoni, abbia davvero distribuito servizi idrici ed energetici a tutti, garantendo il basso costo. Forse bisogna riconsiderarla.
Su questo tema Tajani è poi intervenuto, ribadendo che la questione è molto complessa e non è giusto dare tutta la colpa soltanto al presidente Barroso.

Dal pubblico, infine, è arrivata una contestazione interessante: un signore anziano, parlando del libro che ha scritto, ha osservato che tutti i presenti, in fondo, hanno detto più o meno la stessa cosa, difendendo l’Europa e l’Euro. Secondo lui la follia è partita da lontano, dalla conferenza di Bretton Woods del 1944, dove i paesi industrializzati hanno aderito a una globalizzazione di stampo americano, che ha poi condotto l’Europa alla “follia” dell’Euro.