L’abbiamo lasciato l’anno scorso come vincitore del premio della critica tra i giovani, quest’anno il grande passo: l’esordio tra i big al Festival di Sanremo (qui tutti i cantanti in gara). Chiacchierare con Renzo Rubino (qui il disco uscito dopo il suo primo Sanremo)è sempre un piacere. Noi di Leonardo.it lo abbiamo incontrato per voi.

Renzo, parlaci dei due brani di Sanremo.

Per sempre e poi basta” racconta dell’ultimo bacio di una storia d’amore. Non c’è della malinconia ma la consapevolezza che le cose prima o poi finiscono, lasciando dei ricordi forti. “Ora” l’altro brano che proporrò è una riflessione personale, uno schiaffo morale, un guardarsi allo specchio chiedendosi: “Ma io sono felice?“. Tutti siamo proiettati a costruire il nostro futuro, ma pochi riescono a vivere il proprio presente. Ad esempio ho degli amici attorno a me che stanno bene economicamente, vivono grandi amori ma sono allo stesso modo infelici. E’ un’autocritica al nostro tempo. Ad esempio credo che la felicità sia diversa di regione in regione. Ad esempio nel mio Paese ci sono ancora i bambini che giocano a pallone per strada e per me la strada è stata una grande maestra di vita. Alle 17 ero spesso in camera mia e quando sentivo rimbalzare il pallone mi affacciavo alla finestra e correvo giù, spesso facendo disperare mia madre che voleva che io studiassi. La strada mi ha permesso di affrontare meglio la  vita; ti arricchisce insieme all’incontrare le persone. Da bambino ricordo l’estate il mare, i profumi, la mia altalena, il condividere con un amico gli scherzi. Io sono felice di quello che ho vissuto e mi sono divertito e ho anche pianto, facendomi male,ma  almeno ho vissuto. Oggi i ragazzi sono troppo distratti dalla tecnologia: Iphone, Ipad, Ipork :) … La strada è diversa, ti permette di crescere. Ancora oggi, come allora, affronto tutto con incoscienza.

Come è cambiata la tua vita in quest’ultimo anno?

E’ stato un anno vissuto appieno. Emozionante, ricco di eventi ed incontri. Ad esempio non dimenticherò mai ai Wind Music Awards Renato Zero che mi si avvicina e mi dice:” M’hai fatto venì na botta a Sanremo!” , oppure Max Gazzè che mi saluta chiamandomi per nome, o ancora Niccolò Fabi, incontrato in una toilette di un ristorante che mi stringe la mano e restiamo così a parlare per una ventina di minuti di musica. Un sogno poter incontrare chi ammiravi. Oltre i premi, il ritorno a Musicultura, il Gaber mi ha fatto piacere essere “considerato” parte di quel mondo. Chiaramente ci sono stati degli impegni che ho affrontato con meno entusiasmo, è normale, fa parte del lavoro. Ci sono state anche persone che mi hanno deluso, artisti che amavo che si sono rivelati delusioni. Una cosa però l’ho capita: importante non tradire mai la propria musica.

Come affronterai questa tua prima volta da Big?

Eli ho una voglia di salire su quel palco che nemmeno immagini. Ho voglia di sorprendere. Da piccolo amavo le sorprese e i regali, ed è quello che voglio trasmettere sul palco dell’Ariston quest’anno. Ho voglia di rivivere la bellezza, quell’evento magico che ho vissuto l’anno scorso. L’obiettivo è lasciare il segno, speriamo bene.

Sarà come tornare a casa: stesso palco, stessi conduttori.

Con Fabio Fazio e Luciana Littizzetto gioco in casa. Loro sono molto affini al mio modo d’essere. Nel 2000 ricordo che ero a casa a guardare il Festival e lo conduceva proprio Fazio. Quell’anno vissero gli Avion Travel e ricordo che c’erano artisti del calibro di Samuele Bersani che da lì in poi ho iniziato ad ascoltare e i Subsonica. Nel mio piccolo è scattato qualcosa in me: volevo fare quel lavoro anche io. Oggi mi ritrovo su quel palco, con quel conduttore.

Semplice e spontaneo Renzo è il più giovane della categoria Campione quest’anno. Umile, un ragazzo con i piedi per terra  che nell’ultimo album in uscita il prossimo 20 febbraio su etichetta  Atlantic/Warner Music si fa trovare maturo affrontando temi delicati come il suicidio in “Monotono” uno dei brani più struggenti dove Renzo parla di una persona a lui cara che non è riuscita a sopportare il malessere mentale (“Il suicidio è un gesto villano, perché fai del male a chi ti ama, a chi resta e non comprende le ragioni di una simile scelta”).

O ancora “Secondo Rubino” dove troviamo un messaggio di speranza per i giovani partendo dalla sua esperienza  ”Io sono sempre arrivato secondo, ma quel piazzamento spesso si è rivelato una vittoria. Non mi sono mai sentito appagato, ho sempre fame. Mi auguro di non essere mai sazio, di nulla. E di non trovare mai il punto d’arrivo: voglio continuare a vivere, gioire e soffrire”.

Forza Renzo, Leonardo.it tifa per te! :)

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