L’ipotesi che la Fiat possa spostare il suo quartier generale negli Stati Uniti non piace. La news, rilanciata dall’agenzia Bloomberg, ha trovato anche l’opposizione dello stesso Lingotto, che in modo perentorio ha smentito tutto: “Non è all’ordine del giorno”.

La news di Bloomberg: Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, starebbe valutando lo spostamento della sede principale, una volta completata la fusione con Chrysler. Ma il Lingotto nega tutto: “Si tratta di un’informazione tutt’altro che nuova, questo argomento più volte trattato nell’ultimo anno dai media di tutto il mondo, non è all’ordine del giorno come recentemente ha ricordato l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne”.

Al momento, dunque, nessuna decisione è stata presa. Lo ha detto la stessa Bloomberg, che però precisava come allo studio ci sarebbero altre opzioni oltre a Torino e Detroit. Maurizio Landini, leader della Fiom, non ci sta: “Non mi pare sia una novità è da tempo che il dottor Marchionne sta dicendo che il quartier generale andrà via del nostro paese. L’Italia è l’unico paese in cui si producono auto in cui il governo, Berlusconi prima Monti poi, è stato a guardare. In tutto il mondo il settore ha bisogno di finanziamenti pubblici, mentre qui si pensa che sia un conflitto tra la Fiom e la Fiat che non esiste e il rischio è che tra un po’ raccoglieremo le macerie e gli investimenti saranno fatti da altre parti”.

Intanto Marchionne porta avanti il discorso di fusione tra Fiat e Chrysler. Rimane da sciogliere il nodo legato a Veba, il fondo sanitario dei sindacati, che controlla ancora il 41,5% della Chrysler e che vorrebbe guadagnare dalla cessione: si esprimerà un tribunale del Delaware. Secondo quanto stabilito nel 2009, la Fiat pagherà 139.7 milioni di dollari; ma il trust ne chiede 342.