L’Istat registra progressi significativi in termini di fiducia dei consumatori e delle aziende nel mese di febbraio. Nel primo caso l’indice è passato da 104,4 a 110,9, mentre per le imprese l’incremento ha superato i tre punti – da 91,6 a 94,9 (il confronto in entrambi i casi è tra il mese di gennaio e quello di febbraio).

Se si scende più nel dettaglio, si può osservare che, per quanto riguarda il clima di fiducia dei consumatori, l’aumento più significativo riguarda la componente economica (si passa da 111,1 a 130,9), mentre per la componente personale l’incremento è molto più limitato (si passa da 102,2 a 103,7).

I consumatori si aspettano di più dal futuro (da 107,4 a 116,6), mentre se si resta al presente, i segnali di ottimismo sono più modesti (da 102,5 a 106,7). In crescita le attese (da -3 a 23) e si vede più rosea l’attuale situazione economica (da -101 a -73). Da rilevare infine come il nostro istituto statistico mostri come i consumatori abbiano aspettative positive sulla disoccupazione (si va da 40 a 10).

Passando a considerare il clima di fiducia delle imprese, si può osservare che sia in crescita per i settori dei servizi di mercato (da 94,9 a 100,4), del commercio al dettaglio (da 99,4 a 105,3) e della manifattura (da 97,6 a 99,1), mentre si scende ancor più nel baratro nel settore delle imprese di costruzioni (da 77,4 a 76,6).

Questi dati non ci devono far perdere di vista il quadro complessivo. E quindi non si può fare a meno di rilevare che il commercio al dettaglio ha registrato nel 2014 il quarto anno di calo consecutivo. L’unica cosa positiva che si può affermare su questo tema è che la discesa è diventata meno repentina che in passato – comunque siamo al -1,1% per il settore alimentare ed all’-1,2% negli altri comparti.

Se si va nello specifico, si può rilevare che il segno meno caratterizza tutti i canali distributivi: si va dal -0,4% dei grandi punti vendita (l’unica eccezione è quella dei discount con un +2,4%), al -2,8% del comporto telefonia ed informatica, passando per il -1,2% di farmaci ed elettrodomestici, il -1,1% dei mobili, ed infine il -1% dell’abbigliamento. Gli unici a tamponare le vendite sono i settori delle calzature, degli articoli in cuoio e dei giochi – in tutti e tre i casi il calo è stato solo dello 0,1%.