Saif al Islam, secondogenito di Muammar Gheddafi, è stato condannato a morte in Libia. A emettere la sentenza è stato il tribunale libico nell’ambito del processo per la repressione delle proteste della popolazione, avvenute nel 2011, prima della caduta del regime di Gheddafi.

Il processo è iniziato ad aprile del 2014. Sul figlio di Gheddafi pendono accuse gravissime. L’uomo è accusato di aver represso con la violenza le proteste contro il regime, compiendo una strage. Un capo d’accusa che ha portato i giudici del tribunale libico a condannarlo alla pena capitale. Nei mesi scorsi anche la Corte penale internazionale aveva emanato un mandato di cattura per Saif al Islam per crimini contro l’umanità.

La giuria ha deciso che Saif al Islam dovrà essere fucilato. La sentenza è stata emessa in contumacia. L’imputato, infatti, al momento si trova ostaggio di gruppi ribelli nella regione di Zintan. Nell’area militano delle forze ostili all’attuale governo di Tripoli, governo che non è stato riconosciuto neanche dalle potenze mondiali. I ribelli sono riusciti a catturare Saif al Islam mentre tentava la fuga dopo l’assassinio del padre.

Benché il figlio di Gheddafi non abbia ricoperto ruoli politici in via ufficiale, è stato oggetto di rappresaglia in quanto considerato il successore legittimo del padre.

Le ultime dichiarazioni pubbliche del figlio di Gheddafi: “Non ho paura di morire”

L’uomo si è sempre difeso dalle accuse, puntando il dito sia contro i gruppi libici che lo tengono in ostaggio che contro le autorità internazionali:

Non ho paura di morire, ma se mi ucciderete dopo un processo del genere dovrete solo parlare di omicidio, ha dichiarato tempo fa Saif al Islam in un’intervista.

Attualmente in Libia ci sono due governi: uno a Tobruk e uno a Tripoli. Il Paese è scosso da tensioni interne, a cui si aggiunge la minaccia dell’ISIS. Una situazione ingestibile che sta facilitando la tratta dei migranti e l’avanzata dei terroristi. La condanna a morte del figlio di Gheddafi rischia di riaccendere gli scontri tra le fazioni interne.