Tornano a casa i 5 marinai italiani, sequestrati dai pirati somali sulla Savina Caylyn dove erano in servizio, assieme a 17 loro colleghi indiani.

La nave cargo era nelle mani dei delinquenti dall’8 febbraio scorso e solo dopo una paziente opera di trattativa durata oltre dieci mesi, sono stati liberati il 21 dicembre scorso. I 5 italiani dell’equipaggio, partiti da Dubai, sono atterrati alle ore 13 a Fiumicino dove hanno potuto riabbracciare le rispettive famiglie.

Lasciamo spazio alle loro dichiarazioni. ”E’ finito un incubo: ancora una volta hanno vinto l’amore sull’odio, la vita sulla morte. E’ stato terribile, ci sono stati vari momenti bruttissimi, ma ne siamo usciti fuori”, ha dichiarato con le lacrime agli occhi il comandante della nave Giuseppe Lubrano Lavadera. ”Ringrazio di cuore tutti gli italiani che ci hanno aiutato un grande ringraziamento al Governo, al ministero degli Esteri, alla nave Grecale, a tutti; sono provato – ha aggiunto – ho tanta voglia di abbracciare i miei familiari e stare con loro. Ringrazio anche il ministero della Difesa e il comandante della Grecale, Francesco Procaccini, che ci ha tanto aiutato per la liberazione della nave. Il popolo italiano, dal grande cuore, ci ha sostenuto nei momenti difficili. Ringrazio i procidani, i miei compaesani e la società’ che ha fatto un grande sforzo economico. I pirati erano molto agguerriti: non era lo stesso gruppo del ‘Rosalia d’Amato”; era un gruppo efferato e crudele, e per questo c’e’ voluto cosi’ tanto tempo. Abbiamo avuto tanta paura, la notte era un’angoscia. Dai pirati, nella prima parte della prigionia, siamo stati trattati abbastanza bene, decentemente, invece dopo 5-6 mesi ci sono stati dei problemi legati alla scarsità’ di combustibile sulla nave, i rapporti si sono deteriorati e via via interrotti, hanno fatto tanta pressione su noi italiani e meno sui 17 indiani. Sono stati problemi che non intendo menzionare ora perché c’è un procedimento penale in corso e saranno al vaglio della magistratura, non posso entrare nei dettagli. Il mio impegno era quello di riportare l’equipaggio a casa, avevo una grande responsabilità’ nei confronti delle loro famiglie; ci sono riuscito, ne sono felice, il mio cuore e’ oggi pieno di gioia”.

Di tutto il gruppo il più provato era Gianmaria Cesaro il quale non è riuscito neppure a rilasciare dichiarazioni. Mentre il triestino Eugenio Bon ha detto: ”Adesso voglio solo tornare a casa e rilassarmi non vedo l’ora di rivedere la mia città’: troverò finalmente la Bora ed il fresco dopo il caldo insopportabile che abbiamo sofferto per undici mesi. Se tornerò in mare? Magari sì, su qualche gondola a Venezia”.