L’Italia, dopo Spagna e Grecia (e forse non è un caso) è il paese che riceve più finanziamenti comunicati per progetti che dovrebbero portare allo sviluppo dei porti.

Il problema è però che, troppo spesso, i soldi ricevuto non vengono utilizzati per i progetti originari e, altre volte, vengono mal sfruttati portando alla realizzazione di strutture incompleti.

‘In Italia manca un piano di sviluppo a lungo termine, si spendono tanti soldi in poco tempo, ma senza una strategia complessiva’ queste la parole di Luc T’Joen, il coordinatore dell’audit della Corte dei Conti che ha bocciato ben cinque dei progetti italiani presentati.

Si tratta infatti delle infrastrutture che Bari, Brindisi, Augusta, Ragusa, Messina-Tremestrieri e Vieste avrebbero dovuto realizzare per riqualificare la zona portuale.

L’unico progetto promosso è stato quello di Messina che vede la costruzione di due ponti utili all’attracco e al collegamento con l’autostrada.

Ad Augusta invece i lavoro sono rimasti incompleti, a Bari e Brindisi risultano mancanti i collegamenti utili con l’hinterland, e a Vieste e Ragusa i porti turistici cistruiti non hanno avuto impatto sul sistema dei trasporti.

Si tratta dunque di una sconfitta per il nostro Paese, ma anche di un’importante lezione che ci fa capire, soprattutto in tempo di crisi, come i soldi impiegati debbano per forza avere un obiettivo che deve essere portato a termine.