E ci risiamo. Ancora una volta l’Italia dimostra di non essere un Paese pronto per eliminare un tabù secolare, quello della cannabis, utilizzata non solo per diletto ma anche per scopi terapeutici. Basti pensare al centro nato a Rosolini, nel siracusano, specializzato proprio in prodotti a base di cannabis che aiuterebbero i pazienti – affetti da gravi patologie – a stare meglio. Cannabis che, però, non deve sostituire le cure tradizionali. In attesa di una legge che possa legalizzarla, il Corriere.it ha raccontato la storia di un uomo di 47 anni, Fabrizio, rinchiuso in carcere da ben 50 giorni.

La cura con la cannabis

Fabrizio si trova nel penitenziario di Chieti con l’accusa di aver coltivato alcune piantine di cannabis. Ebbene sì, la legge italiana – quella attualmente in vigore – non lo consente affatto. Si sa solo che Fabrizio lo faceva perché affetto da fibromialgia che gli avrebbe causato dolori lancinanti. Così avrebbe fatto uso di cannabis, coltivata in casa, che poi l’ha portato all’arresto. A dargli solidarietà è stato anzitutto Andrea Trisciuoglio, segretario dell’associazione LaPiantiAmo, affetto da sclerosi multipla e in cura con la cannabis. L’uomo ha sospeso la sua terapia per chiedere a gran voce la scarcerazione di Fabrizio. Perché – si chiedono in molti – una persona che dice di curarsi, che per stare meglio deve necessariamente assumere cannabis, deve essere rinchiusa in carcere?

Fabrizio, un uomo di 47 anni, è un pianista, un pittore, affetto da questo malattia dal 2002. “E’ intollerante agli oppiacei, l’unica medicina efficace, è certificato, è la cannabis” ha detto l’avvocato Vincenzo Di Nanna. E non è la prima volta che Fabrizio finisce in carcere: era già successo nel 2003 quando era stato rinchiuso per tre giorni, poi nel 2005 per tre mesi e nel 2008 per un altro mese. Infine è arrivata la condanna definitiva a più di due anni. E ora si trova nel penitenziario da circa 50 giorni.

“Sono in sette in una cella da tre. Lui è incompatibile con la detenzione. Non viene curato, fa yoga sulla branda e soffre. Non ha più sensibilità alle mani. E perché? Perché non ha voluto dare soldi alla criminalità” ha dichiarato l’avvocato Vincenzo Di Nanna riferendosi alla decisione di Fabrizio di coltivare in casa la cannabis anziché finanziare il mercato nero, quindi la criminalità organizzata. “Sta malissimo, gli hanno rasato i capelli, ha ecchimosi dappertutto” fanno sapere altri che sono andati a trovarlo in carcere. Insomma una situazione che rischia di precipitare e che non è degna di un Paese civile.