Sembra la scena di un film di fantascienza dalla sottotrama romantica, ma il dischiudersi del primo fiore nello spazio è un evento molto importante per la comunità scientifica.

La zinnia arancione che è sbocciata sulla Stazione spaziale internazionale rappresenta infatti un traguardo decisivo per il progetto di giardinaggio nello spazio noto come Veggie, che come facilmente intuibile ha lo scopo di raccogliere dati sulle possibilità di autonomia alimentare nelle loro missioni di lunga durata (si pensi solo a quelle previste su Marte).

Gioia Massa, responsabile di Veggie e della relativa serra sulla stazione (istallata a maggio del 2014), ha dichiarato che “per quanto le piante non siano cresciute perfettamente abbiamo comunque capito molto da ciò, e stiamo imparando molto altro ancora sulle piante e i fluidi e anche su come muoverci al meglio tra il terreno e la stazione.

Il primo fiore nello spazio, fiorito lo scorso sabato, è il secondo step del processo dopo il successo ottenuto lo scorso agosto con la lattuga romana, cresciuta e raccolta a bordo della stazione, coltivata con grande fatica e non senza una scia di errori a dare la giusta direzione. Il caso della zinnia è ancora più complesso, dato che per vedere sbocciare il fiore sono necessari dai due ai tre mesi, durante i quali bisogna fare molta attenzione all’ambiente e alla luminosità cui è esposto.

Tante gli ostacoli superati durante l’esperimento, tra cui la presenza di muffe, l’umidità eccessiva e le foglie che tendono ad attorcigliarsi. Il pieno successo dell’operazione aprirà dunque le porte alla coltivazione di pomodori, che dovrebbe iniziare nel corso del 2017.

Ma i benefici per gli astronauti potrebbero essere anche di tipo psicologico oltre che alimentare, spiega Alexandra Whitmire, che si occupa della salute degli uomini della Nasa: “Le piante possono sicuramente aiutare durante le lunghe missioni in ambienti isolati ed estremi, ambienti artificiali e privi di natura. Per quanto non a tutti gli astronauti possa arridere il pensiero di parlare con le piante, ad alcuni potrebbe arrecare dei benefici. Studi come quelli sulle stazioni in Antartico dimostrano quanto siano importante le piante in isolamento, e quanto possa essere psicologicamente gratificante del cibo fresco quando ci sono a disposizione così pochi stimoli.